Lost in thoughts

Psydis Reboot 2.0

Poco meno di un anno fa partiva il restyling del sito per concentrare tutti i miei ricordi fotografici e le mie elucubrazioni più  controverse in un unico portale. Purtroppo la situazione lavorativa, le varie peripezie familiari unite al dramma di mio padre e nessun budget sprecabile per riuscire ad aggiornare un PC alla canna del gas hanno reso molto difficoltoso mantere fede all’impegno preso.

Oggi ho però deciso, complice la convalescenza e la scoperta di un software leggero che faceva al caso mio, di dare una sferzata al progetto portando qualcosa in pari. E’ quindi completa la gallery di base della sezione Modeling con almeno una foto di ogni shooting effettuato in questo ambito con le mie modelle e modelli che, come sempre, ringrazio per la disponibilità e pazienza.

In molti casi ce ne sarà solo una e massimo due o tre per ognuno, sia perchè ho prima voluto inserire tutti i modelli, sia perchè alcune andranno rilogate correttamente e in caso risistemate per parificare il watermark ed eliminare quelli spuri.

E’ per me una sorta di piccolo amarcord di un percorso evolutivo in cui ho cominciato a mettermi in gioco seriamente, cercando di affinare le competenze fotografiche e di post-produzione usate fino a quel punto in maniera molto superficiale e svogliata.

Si parte dalla mia prima modella Street (Paoletta Pasi), si passa al primo workshop, poi alle prime modelle per un fashion arrabattato a Bicocca (Federica Simonelli e Barbara Rodolfi), ai primi modelli (ovviamente Marco ed Enrico Callioni) e poi via via scorrono i vari set con Anna Sances, Giulia Gatti, Alessandra Mineo, quello all’hotel abbandonato con Giada Pancaccini e a quelli arrabattati nel garage con Yuriko Tiger, fino ai giorni correnti e la scoperta di modelle straordinarie quali Denise Collovati, Sara Zenga, Laura Tomaru o eccentriche e stimolanti come Sara Petoletti, Manuela Russo o Martina Cossali.

Un viaggio fotografico che ho potuto fare grazie anche a persone che mi hanno fatto collaborare con loro o che mi hanno aiutato sui set, partendo ovviamente da chi mi ha dato la prima opportunità seria (Cesare Marino) fino agli assistenti e soci Matteo Cazzaniga, Massimo Mussini, Giovanni Roatti ed Alessandro Zuffi. Senza mai dimenticare l’art-director Alice Chimera!

Psydis Reboot ha fatto un piccolo passo avanti, di strada ce n’è ancora tanta tra uppare correttamente i set di modeling, cosplay, eventi, viaggi e Vintage Cosplay ma conto di fare un passo alla volta e terminare al più presto il progetto.

Come far fallire il ristorante HK Forte Village in una mossa

Il titolo è ovviamente molto provocatorio, ma dopo solo tre lezioni mi sorgono molti dubbi nonostante la mia scarsa conoscenza di tutto ciò che comporta effettivamente essere a capo di una brigata in cucina.

Giusto ieri pomeriggio si parlava con lo chef Achille Miggione sulle figure professionali, cosa sia l’alta cucina e la gerarchia degli chef dopo l’avvento della nouvelle cuisine. Tra le tante mi ha colpito quella dell’Executive Chef, ovvero colui che ha il compito di supervisionare tutto quello che avviene tra le quattro mura della cucina di un ristorante. L’executive chef, quindi, svolge molteplici compiti: coordina il lavoro dei cuochi e dei camerieri; realizza il menù; stabilisce gli approvvigionamenti, supervisiona l’ordine e la pulizia della cucina e stabilisce il costo di ogni singolo piatto. E’ evidente, dunque, che per diventare un executive chef è indispensabile un grande bagaglio di esperienze ed una buona preparazione.

In serata, lo chef stellato Carlo Cracco ricorda al pubblico televisivo di Sky Uno che il vincitore della trasmissione Hell’s Kitchen quest’anno diventerà Executive Chef al ristornate omonimo nel Forte Village in Sardegna! Grande opportunità penso, sicuramente i cuochi in gara sapranno il fatto loro; guardiamo la puntata con molta attenzione, ci sarà molto da imparare!

Finiscono i due episodi e sono perplesso. Faccio mente locale sui precedenti sei e mi perseguita un quesito semplice e cristallino: ma questi 16 concorrenti sono davvero professionisti della ristorazione opportunamente selezionati tra i migliori chef che ambiscono al titolo? Ho capito male io forse, sarebbe la spiegazione più logica. Anzi no, c’è un posto di executive chef che li attende alla fine del percorso devono per forza essere professionisti, dopotutto per ai dilettanti, a parte il premio in denaro, fanno pubblicare un libro e basta mentre qui c’è un signor contratto di lavoro!

Penso alle centinaia, se non migliaia, di chef italiani che hanno una buona cultura sulle preparazioni culinarie. Rifletto su quanto sia importante il bagaglio di esperienze per gestire non solo le preparazioni, ma tutta la brigata, la mise en palce, i fornitori e a quanti chef qualificati potrebbe essere offerto quel contratto a sigillare la loro bravura. Vedo il mio maestro preparare in scioltezza piatti abbastanza elaborati quasi da solo e in un tempo ragionevole, mandando fuori velocemente piatti più o meno elaborati preparati al momento.

Qualcosa mi sfugge. O alle selezioni si presentano solo chef di basso profilo oppure la commissione vuole ‘personaggi televisivi’ piuttosto che grandi chef, a discapito però di chi sa fare il suo lavoro in maniera eccellente e meriterebbe davvero un contratto importante in un resort di spessore. Altro non fosse perchè avrebbe moltissime più chance di non farlo fallire entro pochi mesi dall’insediamento, ma anche come premio per gli sforzi.

Ne hanno selezionati 16 ed una appena è entrata se n’è andata perchè aveva il mal di schiena; il tempo di mezza puntata e ha abbandonato volontariamente la scena! L’hanno rimpiazzata con una chef della Nazionale Italiana Cuochi la cui bravura e spirito di squadra l’ha tenuta in gara per 3 puntate. Uno chef viene eliminato perchè è già tanto che riesce a fare il commis, l’altro non sa neppure come si cucini la pasta, uno parla di funzioni matematiche e poesie invece che di ricette, uno che ha lavorato in una ristorante stellato che non sa quando un raviolo è cotto … e lo stesso vale per la collega che fa fuori mezza dispensa di uova senza riuscire a fare un uovo in camicia.

Le postazioni sono sporche e disordinate, invece di cambiare marcia lanciano elettrodomestici o piangono, autorità pressochè zero, leadership neanche parlarne, non riescono neppure a scegliere correttamente le persone da eliminare per meritocrazia. Non sanno gestire se stessi e vogliono fargli gestire una brigata? O magari peggio fargli fare tutto da soli! Sei puntate per riuscire a finire decentemente il servizio senza chiudere la cucina o fare intervenire i sue sous chef.

.E tralasciamo l’eliminazione di un concorrente a metà servizio perchè inutile da una vita (eliminarlo subito alla prima puntata no?) o quello di una concorrente perchè non è riuscita a friggere la feta, mentre la collega non riusciva a fare un piatto, lanciava roba, piangeva e lo chef le ha aggiustato la preparazione.

Cracco è convinto che chiunque vincerà sarà all’altezza, nella mia ignoranza non riesco ad essere d’accordo, anzi trovo che senza un sostegno esterno il  ristorante HK Forte Village avrà vita breve, o per lo meno sarà breve la permanenza del vincitore della seconda stagione in quel resort.

Magari mi smentiranno i fatti, ma sono sempre più convinto che, o questo programma è ‘finto’, oppure sia poco meritocratico affidare una grossa opportunità di lavoro e crescita a gente con poche qualità ed esperienza. Poi magari qualcuno cresce davvero in tempo zero, ma finora sto vedendo squadre senza nerbo e chef blandi e poco concreti.

Ma ripeto, parlo nella mia ignoranza di allievo chef, magari non riesco a percepire le grandi potenzialità dei 16 eletti per partecipare alla seconda edizione!

Junior Masterchef ti cambia le prospettive

Non ho mai speso troppo tempo per seguire i reality in generale, nel complesso forse ho visto completa la prima edizione di Amici e del Grande Fratello, per il resto sprazzi di video che passavano ogni tanto in TV. La passione per la cucina mi ha spinto a guardare le edizioni Masterchef americane ed italiane per assorbire qualche nozione in più e ampliare il mio panorama a preparazioni e ricette che neppure sapevo esistessero. Soprattutto le edizioni USA mi hanno aperto un mondo inesplorato ad ingredienti e spezie sconosciute e che ho imparato ad apprezzare e inserire in alcuni piatti particolari, con grande gioia delle mie papille gustative.

Le ho seguite perchè i concorrenti erano spacciati come cuochi dilettanti, anche se in realtà vedere cucinare alcuni di loro mi incantava molto più che vedere ai fornelli Cracco che faceva la sua preparazione in tono un pò distratto a dimostrazione che era la milionesima volta che sfilettava il branzino o faceva un uovo in camicia perfetto. Con degli ingredienti a caso riuscivano quasi sempre a presentare un piatto geniale come se ogni materia prima, anche di un certo costo, la lavorassero quotidianamente.

Non mi ha mai appassionato Hell’s Kitchen perchè spesso sembravano dei buffoni incapaci e, per quanto lo adoro, le scenate da baracconi di chef Ramsay mi davano veramente noia. Vedere dei professionisti finire a cazzotti, piatti spaccati, pietanze buttate era un insulto all’intelligenza e decenza umana.

Grazie alla rete ho scoperto invece l’edizione Masterchef Australia che, se forse non conta chef di spessore, è sicuramente la migliore sotto molti punti di vista. Senza contare che nessuno aveva necessità di scaldarsi, offendere o spaccare piatti, proponeva ciclicamente delle Masterclass del programma dove non solo i concorrenti, ma anche il pubblico da casa, poteva vedere davvero all’opera i giudici in ricette passo passo spiegate per bene con tanto di trucchetti. E soprattutto mille punti a loro per avermi fatto conoscere il simpaticissimo chef/giudice Matt Preston e il genio indiscusso della cucina britannica Heston Blumenthal.

Quando proposero le edizioni Junior nei vari paesi pensai che fosse la solita trovata pubblicitaria per sfruttare qualche bambino, dagli il contentino di fargli preparare un brodino, un uovo, un tortino e avere un sacco di spettatori a guardarlo perchè, in fondo, i piccoli tirano un sacco nei format. Immaginavo anche sti bambini che litigavano, ridevano, scherzavano, facevano i dispetti, ascoltavano gli adulti un pò a caso ma soprattutto mi aspettavo la tipica rivalità inculcata dai genitori per cui ognuno di loro deve essere assolutamente il top altrimenti è cacca. Insomma quell’agonismo estremo visto in molti sport e concorsi per cui i bambini, se non vincono, entrano in fase depressiva, piangono a dirotto e già a 10 anni vanno dallo psicologo.

Nel weekend, prendendo in mano il fido IPad con installato SkyGo, ho deciso di passare un’oretta a quardare la prima puntata della prima stagione di Junior Masterchef italiana. E’ finita con una mini-maratona, sfruttando il tempo ritagliato tra un impegno e l’altro, in cui sono filati via tutti e dieci gli episodi, con grande stupore e soddisfazione per la vittoria della piccola Emanuela Tabasso.

Tutti i giovani concorrenti han dato uno schiaffo morale a molti adulti, sia per il percorso culinario che per la straordinaria maturità con cui hanno affrontato le sfide, le eliminazioni e soprattutto le iterazioni sociali con i colleghi e con i guidici. In molte occasioni c’erano più “bambini” nelle quattro stagioni classiche che in quella Junior!

A prescindere dal fatto che a memoria il concorrente più grande aveva 13 anni, la vera rivelazione del programma è riuscita a preparare prelibatezze a soli 9 anni. Rimane epica la sua uscita “le bambole le lascio a loro, io devo cucinare” perchè è chiara la sua determinazione nel vincere il programma. Ma una determinazione VERA, che parte dalle preselezioni e che non viene mai a mancare nel lungo percorso che la porterà all’incoronazione. Vediamo giornalmente adulti che dicono di essere determinati  a fare una cosa ma in fondo poi si barricano dietro a mille scuse, piangono, si disperano, mollano. Questi bambini no, ci credevano e hanno portato avanti con caparbietà il loro sogno puntata per puntata, anche quando sapevano che il loro piatto era tra i peggiori e pur sapendo che ogni puntata due di loro avrebbero dovuto lasciare la cucina. Non hanno mai dato la colpa ai giudici, agli ingredienti, ai colleghi, alla malasorte; si sono presi le loro responsabilità dicendo “ho fatto schifo” senza se e senza ma.

Troppo spesso pensiamo erroneamente che sono bambini e che non c’è stato un gap generazionale. Ed invece i bambini ormai a 9 anni potrebbero davvero farcela in barba su lavori che spesso gli adulti non riescono a svolgere in modo egregio e nonostante siano dei professionisti della ristorazione. Preparazioni, sfilettamenti, tagli e gestione di materie prime delicate, fatte in maniera ineccepibile come se ci fossero dietro 20 anni di background culinario. Adulti in panico davanti alle preparazioni dolci durante le quattro stagione e loro con estrema naturalezza tirano fuori tortini, souflle e stendono pasta di zucchero come se fosse la cosa più naturale del mondo. Per non parlare di quanto erano molto più pulite tutte le postazioni di cucina; spesso gli adulti avevano un porcile e ingredienti sparsi per terra!

Si sono comportati sempre in modo leale, Emanuela stessa ha redarguito Federico in finale che la pasta nell’abbattitore rischiava di gelarsi, cosa che nelle versioni classiche erano spesso il contrario; addirittura qualcuno si è preso le preparazioni di un collega spacciandole per sue nella quarta stagione. Le rivalità sono sempre state in secondo piano, magari uno tifava per l’amico in modo spudorato e c’erano piccoli momenti di tensione, ma in gradinata era sempre una festa per chiunque salisse. Quello che traspariva era puro divertimento per loro sempre e comunque, si temevano ma non c’era nessun odio ne astio. Qualcuno addirittura si immaginava da grande a lavorare con uno degli amici conosciuti in trasmissione in un grande ristorante.

Penso comunque che ci siano dei meriti anche per la gestione umana del programma da parte dei giudici e dell’educazione ricevuta dai rispettivi genitori. L’approccio gentile ma fermo non ha alzato i toni spingendo la competizione oltre il dovuto, dando dei benefici evidenti alla godibilità del programma per concorrenti e spettatori, formando nel contempo i ragazzi ad una cucina di altissimo livello in maniera graduale e costruttiva sia singolarmente che come componente di brigata. Nel bene o nel male loro si sono adattati a tutto pur di raggiungere il risultato: senza litigare, andare in panico, piangere o cercare a tutti i costi la supremazia nel gruppo. Per dieci episodi abbiamo visto solo un gruppo di amici che determinano tra loro chi ha un pelo in più di stoffa dell’altro in modo civile, educativo e rilassato. Ogni competizione dovrebbe essere vissuta così: dare il massimo durante e scordarsi di tutto appena conclusa per godere di oneri ed onori insieme. E gli adulti a NON incentivare questo lato positivo sono bravissimi. Infine appunto sottolineo che mi ha fatto molto piacere vedere come anche i genitori si siano comportati civilmente ed educatamente sempre, a partire dalle ultime selezioni delle prime due puntate fino alla finale. Ogni bambino non aveva la pressione che spesso i genitori mettono, ne l’agonismo forsennato ne l’arroganza che spesso vediamo. Che la cucina riesca dove lo sport non ce la fa?

E’ appena iniziata la seconda stagione, meditando su come sono cambiate le mie prospettiva non vedo l’ora di vederla nel vivo. Speriamo solo che, come spesso accade, più si va avanti con le edizioni e più peggiora la qualità e la voglia di spettacolarizzazione che porta agli estremi. La cosa certo è che da oggi non vedrò più i bambini  con gli stessi occhi, perchè in ognuno di loro c’è un potenziale a 360° che noi riteniamo appannaggio degli adulti ma che ormai, molto spesso, è esteso a tutte le età.

Il mio piccolo, grande supereroe

Due mesi fa veniva a mancare mio padre, una delle persone che più ho stimato nella mia vita nonostante i miei lunghi silenzi con lui, le cose dette/non dette e tutto quello che è il naturale contrasto tra un papà e un figlio. Due mesi esatti che coincidono oggi con la “Festa del Papà“, la prima che non potrò dedicare al mio nonostante ogni anno facessi un pò il sostenuto e che, per la prima volta, pagherei oro per poterla festeggiare con lui.

Chi mi conosce bene sa che odio parlare troppo di vita personale su internet e social, ma sarà che oggi è la sua festa, sarà che ha sempre voluto lasciare in tutto ciò che c’è in questo mondo una sua traccia, una volta tanto voglio fare uno strappo alla regola e dargli oggi il doveroso tributo pubblico che finora è stato appannaggio dei soli presenti alla cerimonia.

Lo faccio un pò per me, un pò per ricordarlo tramite tutte le persone che anche in questi giorni mi han parlato di lui mentre ridavo vita alla sua attività lavorativa, ma anche perchè ci sia una sua traccia indelebile nell’etere telematico che è stato la sua ragione di vita lavorativa in questi anni, quasi ad impermeare nei cavi e nei plug che in decenni ha cablato, la sua presenza virtuale.

Affido alla grande rete la lettera aperta che ho letto durante il commiato:

Una delle volontà di mio padre era quella di lasciare una sua piccola orma in ogni persona che incontrava; a giudicare dalla fiumana di persone con cui ho avuto l’onore di parlare in questo difficile periodo, ha tracciato un intero percorso di orme in ognuno di esse. Piccole, grandi, profonde o leggere … ma tutte indelebili e ben marcarte.

Ho ascoltato aneddoti su aneddoti da parte di amici, parenti, fornitori e persino clienti e tutti lo ricordano a loro modo con tenerezza ed ammirazione.

Io ho deciso di ricordarlo, rubando in parte la citazione a mia mamma, come un “Piccolo Grande Supereroe”.

Uno di quelli con la corazza imperforabile a cui puoi scagliare addosso di tutto ma che, seppur piegati, non si spezzano e si rialzano. Sempre! Affrontava con determinazione tutte le avversità a bordo del suo carro armato bianco a metano.

Uno di quelli che vegliava su tutti nell’ombra, senza distinzione, senza sentir mai la fatica, senza svelare apertamente la sua identità.

Un trasformista. Con una maschera diversa per ogni occasione, da padre giusto e inflessibile a nonno amorevole e smielato … da comico sfrenato a uomo di grande cultura … da “orgoglioso siciliano” con i conterranei a “terrone padano” con le persone che lo credevano mantovano o veneto.

Uno di quelli che a furia di porgere guance per gli schiaffi, le aveva terminate. E la smetteva di prenderli solo quando ti aveva messo sulla retta via con la sua arma migliore: la saggezza delle parole.

Il perfetto protagonista di un possibile fumetto o film sulla parabola del “Figlio al prodigo”. Per me ne ha uccisi parecchi di vitelli grassi.

Uno di quelli che lottano il male nell’ombra, per gli altri ancor prima che per se stesso. Una lotta che poteva essere fermata solo dalla sua personale kryptonite, l’unica capace di costringerlo a dover dire “non posso”.

Eppure ha dato scacco alla sua nemesi per quattro mesi nonostante i pareri drastici , e l’ha fatto fino all’ultimo. Ha lottato con le unghie e con i denti anche contro il sedativo per dirle <<Inevitabilmente mi avrai, ma non oggi>> … ha tolto il suo mantello in silenzio, in punta di piedi, quando il giorno nuovo era iniziato e aveva dato ormai tutte le consegne il giorno prima, dispensando un profondo sguardo a tutti noi.

Lui è il supereroe che piace a tutti, che tutti ammirano … e che ti rende orgoglioso di dire <<Ehi, quello è il mio papà!>>

Si dice che dietro ad un grande supereroe c’è sempre una grande donna. Dio è stato misericordioso con lui e gliene ha date addirittura due. Se ho potuto festeggiare con lui Natale, Capodanno e persino l’Epifania lo devo alle amorevoli cure impartite da mia sorella e mia mamma.

Se riuscirò d’ora in poi ad assomigliargli almeno un pò in questo, forse la mia vita non sarà stata del tutto vana.

Benvenuti sull’Isola di Marga Blackbanshee

Navigando a vele spiegate nella fiumana di persone presenti a Cartoomics per raggiungere la zona palco, strane creature mitologiche mi apparvero deviando la mia rotta verso un curioso appezzamento situato nel nebbioso e trascurato Mare del Self Publishing. Fu così che approdai sulla Marga’s Island, terra misteriosa ed ancestrale ricca di leggende medievali e creature del folklore nordico, rivisitate in chiave gotica.  Ho seguito con trepidazione e rapimento le loro “Ballate di Mezzaestate” e conosciuto la creatrice del mondo incantato di Ellefolk: Marga Biazzi in arte Blackbanshee.

Ci tengo oggi a portare alla vostra attenzione questa illustratrice legnanese perchè è riuscita a farmi fermare al suo stand e acquistare i due albi senza neppure muovere un dito. Ero di corsa per raggiungere la postazione fotografica ma passando davanti a lei mi sono bloccato sui suoi lavori, senza osservare oltre o fare domande ho comperato immediatamente entrambe le pubblicazioni, l’artbook e la graphic novel. Sarò quasi sembrato scorbutico o superficiale perchè non mi sono interessato di nulla su due piedi (un pò anche per fretta visto che il mani event era alle porte); nessuna domanda in merito all’autrice, al contenuto, al background. Non avevo bisogno di nessuna informazione per essere certo di volerne una copia. L’inchiostro stesso mi stava chiamando.

Di per se è già strano che in fiera guardi le bancarelle, figurarsi fermarsi a comperare qualcosa e soprattutto libri per una casa che di essi è sommersa.

Il potere iconografico delle sue illustrazioni, i colori, la tematica e anche la composizione del layout mi ha letteralmente stregato. Non servivano le parole, parlavano le immagini. Le copertine in uno stile quasi retrò, un tratto molto originale e fine, un uso sapiente della cromia e delle sue sfumature. Sfogliarlo a casa, cogliendo in esso il senso profondo di ogni disegno e godendone appieno è stato anch’esso un qualcosa di nuovo per me. Abituato tra manuali di fotografia, postproduzione, informatica e cucina, sfogliare con dovizia queste opere artistiche mi ha dato la certezza che questa ragazza è riuscita a trasmettermi con una semplice illustrazione molto più di tante altri grandi e prezzolati disegnatori della grande distribuzione che dopo 100 tavole ancora risultano confusi ed inconcludenti.

Questo dovrebbe comunque far riflettere molto anche le case editrici che spesso disdegnano alcuni autori e illustratori, costretti il più delle volte al self-publishing, e tengono nelle file dei perfetti inetti che per quanto vendono sarebbero surclassati da alcuni emergenti se quest’ultimi avessero gli stessi strumenti di marketing.

Per come la vedo io Marga farà strada molto presto, non ditemi poi che non vi avvevo avvertito!!!

 

 

Retouching, ora si fa sul serio

Dopo il workshop con LeLe Photography lo scorso agosto, è scattata pian piano la voglia di migliorare la mia tecnica fotografica del ritratto, ma soprattutto quella di arrivare ad avere apprezzabili risultati artistici con qualche foto particolare grazie alla post-produzione.

Ora non ho più scusanti, visto che S. Valentino ha portato con se anche un tavoletta grafica Wacom. Nello specifico una piccola Intuos pen small che si adatta perfettamente alle dimensioni della mia scrivania, leggera e compatta per essere trasportata ma soprattutto precisa e sensibile alla pressione per un soddisfacente inizio di prove.

Ho lungamente guardato con ammirazione le creazioni di Julia Kuzmenko e fatto incuriosire dai lavori alternativi ma impressionanti di Emanuele La Grotteria così, non potendo al momento permettermi nuovi workshop, mi sono tuffato sul web  alla ricerca di manuali, video e tutorial che potessero aiutarmi a capire come muovere i primi passi in maniera seria e professionale verso l’obbiettivo di un buon High End Retouching. Uniti ai consigli di Julia e Emanuele, le lezioni online di Aaron Nace e di Francesco Marzoli mi hanno fatto sperimentare un pò su miei foto i diversi approcci di ritocco fotografico.

Ora che ho fatto un pochino di prove e spaciugamenti di basso livello, ho preso confidenza con la tavoletta grafica e soprattutto ho ormai chiare sia le tecniche da usare per avere determinati risultati che il workflow per partire da zero nella creazione di maschere e livelli ad hoc è giunta l’ora di iniziare a crescere sul serio con esercizi e obiettivi mirati.

Dovendo partire bene e con tranquillità nel percorso, la prima cosa fatta è stata procurarsi una foto RAW gratuita “facile” da gestire per i primi tutorial. Ringrazio quindi Rebecca Britt che ha messo gratuitamente a disposizione una foto adatta ai primi esercizi e che sarà anche la prima prova seria di ciò che finora ho imparato solo in teoria e messo in pratica in modo confuso e disordinato per la fretta di vedere il risultato finale. La foto originale ovviamente è quella che svetta in copertina, il risultato si vedrà con il tempo in base alla mia velocità di apprendimento.

Spero in un futuro non molto lontano di poter lavorare adeguatamente sulle mie foto per realizzare un piccolo sogno di retouching e compositing abbastanza professionale!

 

Yuriko Tiger, idol italiana del Sol Levante

Sono passati ormai quasi 8 anni da quando la quattordicenne “Uriko Nekoyasha” fece capolino nei forum otaku per condividere con tutti la sua passione per i manga, Inuyasha, lo yuri e la sua avversione per lo yaoi.

Chiamata anche “Uriko the Cat“, sembrava una delle tante adolescenti con un grande sogno irrealizzabile nel cassetto, con la speranza un giorno di riuscire a vivere in Giappone, patria dei suoi hobby e passatempi preferiti.

Cosplayer, modella, youtuber, lolita, mangaka, … (ma anche grande lavoratrice e risparmiatrice per riuscire un giorno a volare nel paese del Sol Levante come turista e magari studentessa di giapponese) l’ho vista evolversi negli anni passo dopo passo fino a diventare “Yuriko Tiger“, la ragazza pronta a spiccare il volo in cerca del suo vero futuro!

Oggi ho ricevuto il CD del suo primo brano inciso come idol, unito ad una rivista giapponese in cui posa in tutto il suo splendore insieme ad altre modelle e voglio complimentarmi pubblicamente con lei.

Lo voglio fare perchè in questi anni ha lottato con le unghie contro le malelingue, la gente che la insultava, che la aggrediva, che cercava di screditarla, deprimere e intaccare sogni e certezze di una ragazza determinata ad andare fino in fondo. E’ stata messa in dubbio la serietà, la capacità e la forza di preseveranza con persistenti atteggiamenti densi di invidia e gelosia.

Eppure ce l’ha fatta! Ha dimostrato a tutti che in un paese molto particolare come il Giappone, anche un’italiana può ambire agli onori riservati soltanto alle residenti. Ha dimostrato che perseverare nonostante le rinuncie, gli sforzi e le sofferenze porta a grandi frutti. Ha dimostrato che i sogni possono avverarsi se vengono perseguiti con impegno!

Ha dato una lezione a tutti gli adulti che si nascondono dietro al “non ce la faccio” nonostante i suoi vent’anni.

Voglio ringraziarla per il gentile omaggio delle rivista in cui è ritratta, che conserverò gelosamente in attesa che diventi una idol con i fiocchi a cui chiedere l’autografo sulle pagine dello shooting … ma anche per essere stata eccellente modella di qualche mio  shooting con un atteggiamento sorridente e disponibile degno di una grande professionista.

Ormai anche la stampa italiana si interessa della sua vicenda e sono lieto che una volta tanto venga trattata da VIP, perchè chiunque le abbia messo finora il bastone tra le ruote DEVE necessariamente ricredersi!

Ma ora silenzio … devo accendere il lettore e deliziarmi con il CD della mia nuova net-idol italiana preferita …

Buona Santa Lucia a tutti

Convivere con una bresciana ha i suoi vantaggi. Uno su tutti è che festeggia Santa Lucia e questo significa REGALI EXTRA!

Quest’anno è arrivata fresca fresca la macchina del caffè Essenza che monta il sistema macchiavellico delle capsule Nespresso. Penserete forse dalle mie parole che sia complesso l’uso delle capsule ma invece no, il sistema macchiavellico è che ti rimbambisce nello scegliere le capsule che ti garbano tra: 5 gusti Intenso, 4 Espresso, 4 Pure Origin, 3 Lungo, 3 Decaffeinato e 3 Variations. A tutto questo, giusto perchè siamo sotto Natale, si aggiungono le 3 Variations Limited Edition (Chocolate Mint, Hazelnut Dessert, Apple Crumble) la Limited Edition Cubanía e la special reserve Maragogype. Non contiamo poi le vecchie limited, variations, … e le capsule ibride al Cappuccino, Cioccolato, Ginseng, Orzo, The di terze parti!

La cosa certa è che mi sto scervellando a capire quando fare il ristretto, l’espresso o il lungo in base ad intensità, sapore, retrogusto e persistenza senza considerare il fatto di voler provare a recensire tutte le capsule possibili dopo averle opportunamente assaggiate … sia originali che di terzi! Intanto sono entrato nel Club Nespresso per tenermi aggiornato sulle future capsule novità, ora tocca decidere come far fuori il buonos conto di 30€ di capsule e se farmi il kit completo di benvenuto con lo sfizioso Discovery Box in omaggio.

Insomma se durante le vacanze natalizie mi vedrete sclerato, saprete il perchè! Se poi qualcuno ha vecchie capsule limited editions degli anni passati da donare alla causa sappiate che vi vorrò bene a vita!

Psydis Reboot

Il “Psydis Reboot” del blog e della gallery passa attraverso una lunga meditazione di ciò che vorrei dal mio sito.

Fin dal 2006 ne avevo uno molto arrabattato per pubblicare le foto fatte ai cosplayer in fiera, un sito molto povero che aveva degli scatti dozzinali per “promuovere” il movimento mentre ancora A.Na.Co. era esistente e ne facevo orgogliosamente parte. Poi seguì il mio primo dominio ispirato da mio cugino, sotto il nome di mondokrasto.com, a cui seguì cosmoplay.it con l’inizio della saga PDF della webzine. Infine nel 2011 arrivò psydis.com ovvero il primo blog personale al 100% che naque soprattutto per motivi fotografici.

Negli ultimi tre anni ci sono state alcune piccole evoluzioni per soddisfare man mano le miei piccole esigenze, ma non sono mai stato molto soddisfatto di come era organizzato perchè volevo radunarci preferenzialmente i miei pensieri fotografici tenendo fuori polemiche e vita personale. Cosa che non sempre sono riuscito a fare.

Ora, dopo essermi chiarito le idee e valutato il tempo che posso materialmente dedicare, penso di essere arrivato ad un giusto compromesso di ciò che volevo. Bando al profilo facebook, la pagina facebook, deviantart, flickr e quant’altro, le cose importanti da condividere con il mondo (oltre che un mio promemoria per il futuro) saranno sempre qui sotto l’occhio di tutti. Con una facile e veloce ricerca e categorizzazione.

Come si evince, blog a parte, il resto è dedicato alla fotografia, mia passione principale, e alla mia crescita artistica con la post-produzione a volte anche molto spinta. Preferenzialmente ci saranno foto di modelli/e in quanto adoro il ritratto della figura umana, ma non disdegnerò man mano di curare anche gli altri aspetti quale food, paesaggio, architettura, still-life, ecc…

Tutte le foto presenti nelle gallery sono e saranno di mia produzione, fatto salvo quelle delle copertine dei post, ove diversamente indicato e la sezione “Whislist” dove metterò la foto delle modelle che vorrei ritrarre e non ho ancora avuto occasione e che spariranno appena riuscirò a soddisfare questo desiderio. Ovviamente, se possibile, vi saranno anche i credits specifici del fotografo.

Resta inteso che la parte di gallery rimarrà lungamente “work in progress” su ciò che sono i vecchi shooting, in quanto andranno riammodernati e rincontrollati pian piano, mentre tutto ciò che è già in lavorazione (ovvero tutto ciò che è stato fatto da Agosto ’14 in avanti) sarà aggiornato con priorità non appena disponibile. Per tutti rimane comunque visionabile il profilo fotografico di Flickr con le foto selezionate fino ad ora.

Vi lascio con la foto scattata al Fuji-Q Highland che simboleggia lo studio meditato di riorganizzazione e ringrazio tutte le persone che in questi anni hanno visitato il blog e che continueranno a farlo.

 

Dagli Appennini all’Adriatico …

Breve ed intenso ponte pasquale dedicato alla buona cucina e al relax, passando dagli Appennini al mare Adriatico. Sfruttando la macchina a metano del babbo, mi sono goduto questa mini vacanza in modo anche economico: 25€ di pieni per fare tutto il viaggio!

Partito da casa, con una breve sosta a Loreto per un giretto al Santuario, i 3 giorni di Pasqua sono stati una divertente parentesi tra la buona cucina rosetana e quella casalinga aquilana. Infatti Pasqua me la sono passata ingozzandomi a L’Aquila da amici con tutti prodotti loro tra orto e allevamento durante il pranzo … per concludere in bellezza alla Piccola Rosburgo a Roseto degli Abruzzi con bucce di patate in pinzimonio e strozzapreti all’ubriaca a cena! E per non farsi mancare nulla Lunedì una bella torta di Mazzocchetti e il ritorno verso casa con un paio di vassoi di castagnole sempre loro!

Ma è stato anche un tuffo nell’infanzia: il molo (da cui è tratta la foto di copertina), il lungomare, i lidi, il Bar delle Rose … però di tutto, la cosa che più di tutti ricorderò sono le foto in spiaggia a Sofia, alla Lola e al parentado! Non tanto per le foto come passione, ma perchè era davvero tanto tempo che non mi dedicavo ai ricordi fotografici della mia famiglia. Ricordi che sono destinati alla mia vecchiaia e all’adolescenza delle mie nipotine per vedere se stesse quando saranno grandi e i loro nonni sempre in splendida forma!

Addio di cuore … carissimo 2013!

La foto di copertina è il topping della torta per il primo anno dell’amore della mia vita, mia nipote Sofia. Ho scelto questa foto per salutare il 2013 perchè è stata lei l’apice della mia felicità in questo infausto anno. Un susseguirsi di 365 giorni che hanno portato settimana dopo settimana solo complicazioni, pochi momenti felici e molti molti problemi e delusioni a susseguirsi. A partire dai problemi lavorativi fino a toccare quelli legati a chi pensavo fosse amico ma che ha fatto in fretta a “dimenticarsi” di tutto nei momenti di difficoltà. So benissimo che molti hanno avuto problemi ben peggiori e non posso sicuramente dare loro torto sul fatto che prima occorreva sistemare i “panni sporchi di casa loro”, ma parlo di chi poteva senza problemi allungare un dito ma ha preferito girare i tacchi e scappare. Ho già ringraziato a Natale le persone che porto nel cuore, quindi voglio sfruttare questo ultimo giorno per fissare i desideri per il 2014.

Siccome dubito che a qualcuno possa realmente fregare di quelli miei privati, stilerò solo quelli “fotografici” così alla fine del 2014 controllerò quanti di questi sono riuscito nel bene o nel male ad esaudire e con chi ho avuto l’onore di lavorare. Principalmente scinderei in due tronconi i lavori, tra le collaborazioni con altri/e fotografi/e ma soprattutto quelli con modelli/e che poi saranno sicuramente di più per ovvie ragioni pratiche.

Fotografi/e:

  • Giovanna Sabatino … devo mantenere la promessa di uno shooting comune per sperimentare due visioni diverse di fotografia, da un lato l’occhio da “fotografo” dall’altro quello di “cosplayer”.
  • Annamaria Quaresima … il connubio perfetto tra la costumistica e la fotografia, penso che sarebbe per me molto propedeutico scattare insieme a lei in quanto potrebbe allargare i miei orrizonti con n approccio differente dal mio.
  • Matteo Cazzaniga … almeno un paio di shooting strani all’anno con lui sono obbligatori per spaziare in qualche idea stravagante …
  • Francesca Ballabio Zanardini … non c’è neppure da aggiungere il perchè; se riuscissi ad entrare nelle sue “visioni”, le mie foto ne trarrebbero un vantaggio sostanziale!
  • Massimo Mussini & Giovanni Roatti … non c’è modo di avere compagni migliori per un modeling beauty o glamour!
  • Erika la Quosta … una fotografa di scatti luminosi e candidi, un modo molto diverso dal mio di concepire che mi incuriosisce molto.
  • Francesco Ambuchi … sono curioso di confrontarmi sul campo con il suo approccio fotografico!

Modelli/e:

  • Valentina Aceto … dopo Babette è diventata una delle miei idol. Dopo un set con quell’abito potrei morire felice. Ma mi accontenterò di qualsiasi altra amenità abbia in serbo per il 2014 in caso contrario!
  • Manuela Russo … o come la chiamo io, la mia Musa! Dopo questo anno molto scarno di set, nel prossimo devo rifarmi!
  • Elisabetta Giordano … o meglio Queen Esther in Chiesa. E stranamente non manca la location!
  • Federica di Nardo … è davvero TROPPO che non scattiamo qualcosa insieme, occorre porre rimedio alla mancanza!
  • Perla Yuki No Hana … una delle modelle che più bramo scattare perchè troppe volte mi è sfuggita l’occasione, ma ha un viso talmente particolare che devo a tutti i costi immortalare in uno dei suoi costumi migliori!
  • Giada Cristina Bessi … una new entry dell’ambiente ma con uno stile molto particolare che ben si presta ad alcuni personaggi ben calibrati grazie alla sua passione per le sopracciglia!
  • Marco & Enrico Callioni … what’s else? I nomi son già una garanzia!
  • Alessia Azalina … a cui ho promesso nel 2013 un set figoso con Kidagakash e non vedo l’ora di mantenerla seppur in ritardo!
  • Valentina Bruni … la mia principessa Disney preferita che non son mai riuscito ad immortalare …
  • Denise Collovati … la mia più grande scoperta artistica del 2013, era come lavorare con una modella professionista!
  • Valentina Hernández Gutiérrez … senza dubbio il mio miglior set fotografico 2013 di cosplay, la perfezione dell’abito e del make-up l’han reso indimenticabile!
  • Martina Cossali … due occhi ed un estro artistico che staresti ad osservare per ore senza stancarti mai! Mille progetti che per diversi motivi non siamo mai riusciti a sviluppare.
  • Yuriko … la mia più grande perdita artistica che, in barba a chi la sbeffeggiava, sta coronando il suo sogno in Giappone. Spero che torni a trovarci e che posi nuovamente per noi.
  • Provvidenza Padalino … la modella che è maturata artisticamente troppo tardi rispetto alle mie ultime visite in quel di Palermo. Se non fosse per la distanza sarebbe un’altra a cui farei 1000mila foto di modeling per mio gusto personale!
  • Anastasia Piscitelli … la perfetta modella per un set pin-up o vintage, da lei pretendo molto … ma sarà un set fenomenale!
  • Giulia Rizzi … a parte il set in arretrato di Paradise Kiss che dovrò riuscire a mettere in pari, ha molte altre freccie nella sua faretra, occorre solo fargliele estrarre!
  • Cristina Colnaghi … non so neanche io il perchè, ma ho l’impressione che ci sia un fortissimo potenziale latente come modella; la curiosità sarebbe … posso farcela a mostrarlo al mondo? Chissà!
  • Alice Montafia … qui è colpa delle foto di Eka. Mi ha troppo messo la voglia di immortalare questa interessante e suadente modella!
  • Liz Biella … perchè è semplicemente LEI! Ed è tre anni che attendo l’occasione buona, maledette distanze!
  • Valeria Fortini … una modella vista quasi da lontano lo scorso anno mentre si esibiva ma che riguardando le foto a casa mi ha sempre incuriosito molto per le potenzialità.
  • Alessandro Stante … non c’è neppure bisogno che lo dica, giusto!?!
  • Luca Buzzi … ora che la mogliettina lo trucca o lo parrucca è diventato uno dei modelli maschili cosplay che più vale la pena immortalare, grazie alle armature ricercate e le finezze degli accessori!
  • Alessandra Mascetti … come si può dire di no a Sailor V? Se poi ci fosse pure Mars ancora meglio!
  • Barbara Boera … eh nulla, tanto la adoro e tanto dal 2006 è sfuggevole agli shooting. Quest’anno devo finalmente farcela ad organizzarne uno favoloso!
  • Daniela Maiorana … la mia soddisfazione fotografica più grande del 2012 ma che non so se riuscirò mai a replicare, ma nel dubbio di poterla riavere come modella rimango speranzoso. In tutto il 2013 è stato completamente impossibile convincerla, ma chissà che il 2014 porti il miracolo!

Ovviamente i nomi son tutti in ordine sparso e non di priorità, potrei anche aver dimenticato per errore qualcuno che aggiungerò prontamente. Non è escluso neppure che il programma vari considerevolmente rispetto all’originale … ma questa è la lista dei miei rimpianti 2013 per persone che non sono riuscito ad incontrare … o che ho scoperto troppo tardi che avrebbero sicuramente suscitato un certo interesse.

Inoltre, grazie a Fabio “Jubei” Valerio, il prossimo anno collaborerò attivamente con Mondo Japan pertanto molte foto potrebbero diventare un’intervista sul sito di un baluardo nerd degli anni passati o uno shooting pubblicato anche li!

Buon 2014 a tutti!!

La classe non si sciacqua …

La foto dell’articolo, con modella la sensualissima Sofia Paderi, vorrei tanto fosse mia, ma l’autrice è un giovane talento che ho conosciuto quasi per caso ad un evento mondano ad un supermercato. Solare, stravagante, molto simpatica … ho scoperto solo in seguito che era appassionata di fotografia, ma che soprattutto ha davvero un grandissimo talento … forse addirittura un dono.

Completamente autodidatta, con una fotocamera semi-pro, investimenti calcolati  e mirati, ha il potere di lasciarmi sempre a bocca aperta non appena vedo un suo scatto nuovo. Ho l’impressione assoluta che riesca a percepire la foto ancor prima di farla … che riesca a gestire ogni singolo particolare del set, dal trucco al dettaglio specifico nell’inquadratura … che possa modellare la luce a suo piacimento al fine di avere lo scatto voluto. Le sue modelle sono spesso amiche molto intriganti fotograficamente, ma non necessariamente con grande esperienza o cultura nel ruolo professionale … eppure è come se il legame tra loro sia magico e la sintonia porti ad un lavoro di livello superiore alla media, spesso ineccepibile e con un tocco da maestro.

Francesca Ballabio Zanardini è per me l’incredibile esempio di come la passione superi il gap di molti workshop costosi, ore ed ore di prove con tecniche strane, di post-produzioni folli alla ricerca della novità che fa gridare al miracolo … e dell’autocompiacimento per i millemila “Mi Piace” su Facebook di presunti “Fotografi”. Il gioco luci/ombre, il makeup calibrato per il set fotografico, la sapienza della prospettiva e del cogliere la posa migliore è un piacere per l’occhio dell’osservatore. Non è una purista della fotografia classica perchè tutti i suoi lavori sono post-prodotti in modo consistente, ma è sottile la percezione estetica della resa artistica e tecnica nel rendere eterno il soggetto. A partire dai colori, alla luminosità, il contrasto e fino ad una bilanciata ricerca di ammorbidimento della pelle è un trionfo per i miei occhi il risultato finale, considerando ovviamente il tipo di stile a cui lei punta e pre-visualizza.

E’ sicuramente un Beauty e Glamour molto fine e pungente, ma è precisamente il suo obbiettivo. La sua bravura è centrarlo in pieno, conscia che la sua visione del “bello” sia in effetti un dato oggettivo per tutti. Puoi dare un tuo parere personale e tecnico sulla foto, ma è indiscutibilmente un’esplosione di sensazioni. Ne è la riprova l’ultima serie di scatti in pubblicazione con modella Elena “CherryCorpse” il cui ritratto è il giusto connubio lavorativo tra due professionisti che, caso strano, lo fanno invece per passione personale.

Come sempre il rammarico è che palesemente la gloria viene data più per la notorietà intrinseca su Facebook o per il quantitativo elevato di foto, piuttosto che per l’effettiva bravura della foto. Che spesso una bella e brava modella “copra” la bravura del fotografo e l’arte che c’è dietro ad ogni singolo istante per-scatto. Che se uno se la canta e suona sui social network diventa un super fotografo. Mentre chi come lei sogna in silenzio e in tal modo si comporta, sia fisiologicamente “declassato” a fotografo meno capace e straordinario.

Non so voi, ma io tutte le volte che apro il suo profilo Flickr aspetto con ansia nuovi scatti!

 

 

 

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