Psydis

Purple Reflections

Purple Reflections

Purple Reflections” è il ritorno dietro la fotocamera per uno shooting di modeling insieme alla ormai socia di progetti sfiziosi Valentina Hernandez.

Nuovamente in triplice veste, ha pensato e realizzato il vestito su misura per la nostra modella d’eccezione Emil Grind, l’ha truccata e diretto il set con quel piglio critico che ti spinge sempre a dare il massimo in ogni foto. Ormai siamo al sesto vestito e alla quarta modella, quindi la sinergia tra noi cresce esponenzialmente dandoci grandi soddisfazioni. Colori forti e dominati questa volta, nero e viola, con un look e trucco aggressivo che danno una sferzata di novità rispetto agli abiti proposti finora. Da rinomata hair stylist di parucche, Emil ha provveduto in autonomia alla sua acconciatura fluente, permettendoci un lavoro veloce e riducendo al minimo le annose pause per ripettinarla.

Location diversa anche questa volta, con la scelta insolita di un luogo tranquillo in antitesi con l’apparenza ribelle della modella: la zona ” Piazza Tre Torri” di Milano. Abbiamo optato per una luce calda e naturale, ad eccezione di qualche prova finale con flash in notturna a causa dalla zona poco illuminata da negozi ed uffici. Principalmente ho scelto l’uso del “biancone” 70-200mm f2.8 con qualche scatto strano sbarilando con il 14mm fisso. Adoro quell’obbiettivo per la nitidezza e la possibilità di sfocare drasticamente lo sfondo con un piacevole effetto bokeh.

L’art director questa volta ha deciso di convergere il più possibile su pose dinamiche, cercando di utilizzare blocchi e muretti per enfatizzare il dinamismo anche in una posa apparentemente statica. Grazie alla ricettività della modella che ha seguito le indicazioni con scrupolo, autogestendosi nei casi di cambio posa continuo, ne è risultato un lavoro variegato e ben strutturato con diversi scatti tra cui fare una selezione accurata e diversificata.

La copertina del post è ovviamente un ritratto estemporaneo allo spirito “arrogance” dello shooting, anzi spinge molto sulla sensualità degli occhi di Emil, ma ho scelto di utilizzarla perchè congloba il lavoro eccelso di Valentina come MUA e Designer di abiti. Questa sarà probabilmente l’unica foto “da rivista patinata” che vedrete di questo set, ma andava celebrato assolutamente così per rendere giustizia al lavoro delle due colleghe.

Just a Crush

Just a Crush arriva come un pugno allo stomaco per compensare i torbidi baci di Teach Me. La storia che conoscevate è destinata a prendere una piega ben diversa tra le pagine di questo libro che, correndo in una sorta di parallelo con il primo, sottende ad una razionalizzazione  delle relazioni proibite in maniera più adulta e sofferta rispetto alla leggerezza a cui eravamo abituati. Scordatevi la Michelle Bates frizzante e frivola che vive la sua vita sessuale con superficialità, dimenticatevi l’ossessione di Cameron Wilde per Morgan, immaginate un Alex Turner meno goffo e “ragazzino” di come l’avete visto al ballo con Morgan, infine date a Rachel una possibilità di riscatto dopo il comportamento riprovevole. Ecco servita l’antitesi di tutto ciò che avete letto in Teach me.

E’ come vedere due serie TV con gli stessi attori, ma protagonisti principali diversi, legati da un sottile filo rosso nonostante la regia sia affidata a due persone differenti. La prima narra con gli occhi di Morgan un rapporto quasi comico e morboso con Cameron, la seconda la vita parallela di Michelle nel suo palazzo mentale dove Cameron è molto più fragile e le relazioni sono dolorose, difficili e molto complicate. Il tutto in un lasso di tempo comune che rende le due serie complementari, quasi una fosse lo Yin che completa l’altra Yang.

“Just a Crush” tira fuori dagli armadi gli scheletri del passato, alimenta i fantasmi dell’animo e mette il lettore con le spalle al muro in maniera costante, costringendolo a prendere una posizione tra mille alternative. L’eterna lotta tra ragione e sentimento è ben scandita tra varie opinioni più o meno condivisibili, sta al lettore poi “tifare” per Dan o Alex in base al proprio ideale e stile di vita. E’ cosi che Michelle rovina la sua, nel continuo contrasto tra la coerenza di un futuro sicuro e il rischio di abbandonarsi senza una metà certa alle pulsioni sessuali più profonde.

E’ la visione matura e senza compromessi di ciò che gravita a Rosemall. Abituati ad un eccentrico  ed ammiccante professore che “stuzzica” una sua studentessa in maniera divertente ed irriverente, la Michelle logorata nel profondo dalle scelte e dal fato sposta l’asticella ad un livello superiore nella complessità delle emozioni. Ciò che era divertente nel primo libro, in termini di battute frivole e provocazioni spicce per attirare l’attenzione di Morgan, diventa qui un gioco della seduzione fine. Le parole “traboccano” in maniera viscerale ma controllata. Non ci sono forzature nello scherno, ma la stoccata arriva sempre a sottendere qualcosa che alimenta una sorta di desiderio di replica più forte che inevitabilmente, in maniera garbata, porterà al gioco di “chi ce l’ha più lungo” amplificando ulteriormente il loro desiderio sessuale a fronte di un’incontrollata crescita di intimità.

Michelle in questo libro si mette a nudo, dai tormenti del passato fino alla prova di forza con se stessa per fare la cosa giusta, nonostante abbia ormai fisiologicamente l’etichetta di “zoccola”. Deve fare i conti con la sua infanzia ed adolescenza, dare una svolta al presente e fare le scelte migliori per il futuro. Ma Michelle noi l’abbiamo naturalmente vista come la “gran gnocca” sempre felice che ogni tanto fungeva da scopamica di Cameron; ritrovarla nella disperazione più totale e con un piede nel baratro ti colpisce come uno schiaffo in faccia.

Dopo la spensieratezza e quella sorta di “piccante” di cui era intriso “Teach me”, leggere questo libro è stato come astrarsi dal passato. Il cambio di registro potrebbe quasi far pensare ad un’autrice diversa per i due volumi. C’è una continuità e parallelismo nella storia, eppure è come se fossero due modi differenti di approcciarsi alla vita. Una sorta di J. K. Rowling che da un libro all’altro cambia marcia, dimentica la storia per bambini e trasforma Harry Potter in un mito letterario per adulti. Qui l’atto sessuale è minimizzato a favore di tempeste ormonali, i sogni erotici di Cameron vengono sostituiti da desideri languidi ad occhi aperti e il sesso morboso prende una forma più controllata e consapevole. Insomma il sesso evolve in una sorta di “fare l’amore”, dove oltre all’attrazione fisica c’è qualcosa di molto più intimo e mentale.

Se avete adorato Teach Me, questo libro va assolutamente letto. Se non l’avete letto correte a farlo: trovo che per godere appieno di Just a Crush occorra necessariamente avere il giusto background. Ricordatevi solo che dopo la leggerezza del primo, questo vi colpirà direttamente allo stomaco. La cosa non è necessariamente un male, anzi denota una buona padronanza di dialettica e profondità di emozioni da parte dell’autrice, ma occorre tenersi pronti perché, se vi aspettate che Michelle vi guiderà in un percorso mentale privo di angoscia in stile Cameron Wilde, siete sulla cattiva strada; entrerete nei suoi tormenti più reconditi. Il professore goliardico e disinibito questa volta avrà vita dura e non sarà il solo ad essere soggiogato dalla sindrome della “vita di merda”.

La nota dolente infatti è che, senza un Teach Me di introduzione, la tormentata storia d’amore di Michelle rimane un racconto triste, profondo ma che stenta ad avere un’identità propria. Tutti sono molto accondiscendenti con lei in fondo, anche Dan casca e ci ricasca. Questo porta ad una mancanza di suspance, un cliffhanger o qualcosa che ti tenga sulle spine rispetto allo svolgimento narrativo. L’assenza di una Mrs. Cooper che si frappone tra Cameron e Morgan, di una Seline che alimenta i pensieri sconci di Morgan, o di una Carole che spezza i legami, è un fattore che impoverisce di emozioni forti la narrazione. Balza subito all’occhio non appena arriva il primo crossover tra i due libri, si percepisce immediatamente il ricordo della festa, del ballo o dell’incontro in pasticceria che surclassano tutta la storia di Michelle, in favore della tensione crescente che si sviluppava negli sguardi di Morgan e Cameron. L’unico vero colpo di scena viene bruciato all’inizio del libro, poi tutto diventa un pochino prevedibile. Eppure l’intreccio funziona, risveglia i ricordi e li completa, da nuova forma e profondità ai personaggi vecchi mentre affrontano una porzione di vita finora celata al lettore. Quando però arrivi all’ultima pagina, ti accorgi che ti è rimasto ancora addosso lo spettro di Cameron di Teach Me che, pur non essendo la voce narrante, ha dato vigore ad entrambi i libri. Il professor Wilde, tra gioie, dolori e perversioni ha tenuto in piedi anche questo volume grazie ad una manciata di azioni salienti, attingendo al retaggio sconsiderato e cinico già conosciuto dal lettore. L’impressione è che, per quanto sia un libro scorrevole e profondo, manchi di impatto e picchi di adrenalina se confrontato con il predecessore. Probabilmente è una mia preferenza, ma troppa introspezione e poca azione non fanno decollare la storia tenendola ad un regime troppo lineare per coinvolgere totalmente il lettore.

Nota stonata invece, confrontando la cura avuta con Teach Me, è la presenza di numerosi errori ortografici e di punteggiatura che mi hanno fatto storcere un pochino il naso. L’idea carina di inserire i messaggi tra Michelle e Alex con una formattazione specifica si è vanificata con alcuni allineamenti sbagliati che hanno compromesso la lettura scorrevole, così come non riuscire a percepire al primo colpo il mittente.

E’ comunque un volume molto più impegnativo di quanto ci si aspetti dopo aver letto Teach Me, sintomo probabilmente di una crescita letteraria importante di Margherita Fray, eppure da un senso a molte scelte e personaggi che erano rimasti sospesi nel limbo del primo libro in maniera così creativa che risulta un tassello importante per arricchire il micromondo costruito intorno a loro. Anche Alex e Rachel, che sono stati bistrattati ed additati, ora hanno un background e delle connessioni solide alla trama, così come nuovi personaggi a loro legati danno nuovi spunti di riflessione sulla difficoltà delle relazioni famigliari, amorose e di amicizia.

Nerd & Femme

MSI Day ed il poker è servito!

Partecipare oggi all’evento MSI Day è stato come ricevere un poker d’assi in una mano dal piatto ricco. Poker proprio perchè in un pomeriggio ho conglobato ben quattro accadimenti complementari dopo una lunga pausa fotografica per cause lavorative.

Primo tra tutto il ritorno dietro alla fotocamera in campo modeling dopo una lunga sequela di shooting  dedicati al food tra prove casalinghe e lavorative. Ne sentivo un pò la mancanza, ma solo oggi mi sono realmente reso conto di quanto alla fine sia sempre legato al ritratto in generale della figura umana. Sfizioso e divertente fotografare i piatti cucinati da me o dagli chef, ma non paragonabile ad un bel set glamour o beauty in studio.

Secondo bonus … tornare a scattare insieme a Massimo Mussini dopo quasi tre anni e addirittura in Cross+Studio, la tanta agognata location che attendevo di visitare da tempo e di cui oggi mi ha fatto fare ampio tour nelle varie sale posa. Abbiamo scombussolato la sala Factory, le due povere modelle, coinvolgendo anche le hostess in scatti in ogni dove, dai divanetti al portone di ingresso.

Il tris nasce con Giada Pancaccini, che ormai non incrociavo da cinque anni ad un evento, oggi modella d’eccezione insieme a Andrada Andra per questo workshop fotografico. Tra un outfit più casual e uno elegante, così come tra uno più sexy ed uno più nerd, le abbiamo immortalate in diverse punti dello studio utilizzando un mix tra luce artificiale e naturale per variegare il più possibile il tipo di shooting. Quello che continuo a notare è la mia quasi ossessione per i ritratti molto stretti più che in figura intera, preferendo un bel mezzobusto o un primissimo piano ad una foto più contestualizzata all’ambiente, a meno che sia immune da contaminazioni di elementi di disturbo.

Il poker arriva invece con la possibilità di provare le nuove fotocamere Canon Mirrorless EOS R e relativi obbiettivi aggiornati e con nuovo innesto. Al massimo delle tecnologia ed avangiardia sono un piacere da usare, seppure il salto digitale dalla mia 5D Mark II è abbastanza deciso e non mi è stato possibile comprenderle appieno nel breve periodo di utilizzo. Sicuramente le lenti nuove e la gestione degli ISO alti sono un pregio molto importante di queste fotocamere perchè, a parità di obbiettivo ed impostazioni, il rumore è assolutamente imparagonabile tra le 5D attuali e le EOS R.

Gentilissime le ragazze di Crossover Universo Nerd e MSI Gaming che si sono prestate a qualche scatto extra ed imprevisto, peccato per la mancata partecipazione degli altri ragazzi del format TV. Un doveroso ringraziamento a tutto lo staff per la cortesia, per gli omaggi molto graditi ed uno in particolare a Jacopo Scarabelli che ci ha sopportato nel delirio dello shooting!

Domani si torna full time in cucina Al Redocc, appena possibile mi dedicherò al materiale fotografico di oggi!

Teach Me

PREMESSA:

Durante un’uggiosa serata romana, dopo la presentazione di IVAN, scambio quattro chiacchiere con una discreta (quasi timida) ragazza sulle sue passioni letterarie e curiosi video su Youtube. Parla a voce bassa, lentamente, eppure è carica di passione nel raccontare i modi in cui esprime ed interpreta  l’arte comunicativa scritta e visuale. Inevitabilmente, essendo un curioso di natura, mi strappa un consenso sul leggere qualcosa che ha scritto. Scopro ore dopo che è già un’autrice, addirittura della Delrai . E’ Agosto quando mi capita sotto mano un “romance” sconclusionato, grammaticalmente scorretto e privo di spessore di un’altra casa editrice. Leggo tre capitoli giusto per curiosità e domando se tutti i libri di quel genere abbiamo quella pochezza, non posso credere che sia davvero così imbarazzante questo tipo di narrativa in Italia. Quale migliore occasione per testarne uno della Delrai? E’ così che prendo dallo scaffale il primo libro di Margherita Fray, mantenendo la promessa, per analizzarlo con cura  durante un viaggio di lavoro. Perchè questa premessa? Non ho mai letto ne valutato un libro di questo tipo, soprattutto con una totale visione femminile dell’approccio sentimentale e sessuale dei personaggi; in pratica la mia opinione potrebbe essere anni luce distante dalla vostra normalità, troppo cruda, non condivisa e magari per qualcuna anche offensiva. Perdonatemi nel caso, ma da uomo può darsi che veda diversamente tante questioni, sia per l’abitudine, che per gli stereotipi o anche solo per la sensibilità minore che, spesso, contraddistingue noi dalle donne. Questa premessa è anche per sottolineare che difficilmente avrei preso in mano un libro di questo tipo, essendo orientato ad altri generi o manualistica gastronomica, ma tra il caso e una promessa è successo … ed ora devo andare fino in fondo mantenendola con onestà e serietà per cui ho speso la parola: un recensione meticolosa e ragionata. Infine la premessa è un invito a confermare o smentire quanto scrivo, perchè mi piace il confronto costruttivo, soprattutto in ambiti a me sconosciuti.

TEACH ME

Chiudendo definitivamente il libro, dopo aver studiato quasi 300 pagine di questo romanzo, il primo pensiero che mi passa per la testa è che possa essere un ottimo “Harmony” per adolescenti. E’ leggero, scorrevole, piccante e disinibito al punto giusto. Una lettura piacevole per ragazzine sognanti, un amore da film, un professore impossibile che irretisce tutte le fanciulle e la solita protagonista un po’ insicura e sfortunata che corona il più languido dei suoi pensieri. Insomma il tipico cliché di una sceneggiatura americana, nei suoi alti e bassi, nel suo alternarsi di piccole sfortune, fraintendimenti, colpi di scena e momenti intimi più o meno bizzarri.

Eppure Teach Me ha uno stile tutto suo, originale e frizzante. La narrazione al presente ed in primissima persona, con divertenti  e sarcastiche battute “pensate” in real-time durante gli accadimenti, danno una visione tra una forma di diario privato e una narrazione classica che rende più leggera ed intensa la lettura. Morgan viene vissuta a 360° come se, leggendo, essa non esistesse nell’immaginario e il lettore vedesse attraverso i suoi occhi. Non sono mai riuscito a “vedere” Morgan in faccia, solo gli altri personaggi attraverso di lei. Non sentivo nessun sentimento degli altri protagonisti, come se fossero estranei o asettici, la mia mente era “Morgan”. L’autrice ha minuziosamente creato un micromondo di emozioni talmente perfetto e realistico da costringere davvero il lettore a dire, citando una recensione di Wattpad <<Come si fa a non adorare Cameron Wilde>>. Quel professore è una canaglia, un donnaiolo e tutto sommato è anche un po’ stronzo, eppure il lettore se ne”innamora” spinto dall’indotto dei sentimenti di Morgan. Visto dall’esterno ci uniremmo alla convinzione di alcuni personaggi che Cameron non sia proprio un bravo ragazzo, ma l’autrice ci manipola abilmente con le parole convincendoci che sarà senza dubbio l’unico uomo che Morgan amerà per l’eternità.

I personaggi sono caratterizzati in maniera variegata e coerente, così da abbracciare un po’ tutti i caratteri tipici di una cerchia di amici. Trovo intelligente la scelta, così da poter giocare con ognuno di loro “a scacchi”, mettendoli nella casella giusta al momento giusto in base a pregi, difetti o particolarità fino allo scacco matto finale. Unica nota stonata, l’apparizione di Rachel, forse l’unica cosa che per quanto dia una sferzata vigorosa alla linearità, diventa quasi eccessiva in un momento delicato del romanzo. In un’opera con colpi di scena ben congeniati, questo è troppo brusco e dissonante. L’idea era anche interessante, ma la modalità repentina con cui viene introdotta nel racconto e appare in modo improbabile fuori dalla stanza è quasi disorientante.

Sicuramente il perno del libro è un campo ben studiato dall’autrice, perchè si evince l’ampio background di letteratura inglese da cui attinge per dare un tocco poetico e trasognante a tutta la trama, incentrata appunto su un competente docente della stessa. Le scaramucce tra Cameron e Morgan giocano molto su questo terreno delicato, dove letteratura e seduzione quasi si abbracciano durante le lezioni. Quelli che potevano essere dialoghi banali diventano provocazioni  letterarie, Cameron circuisce Morgan sfruttando citazioni che le creano un misto di amore ed odio, senza farle capire in modo netto la sottile linea che li separa.

Trovo anche interessante (e in qualche modo educativa) anche la forzatura di alcuni aspetti delle varie sfaccettature caratteriali degli adolescenti: la sempre splendida Seline, la ruota di scorta Carole, il bastardo Drew, ecc… che tutti uniti riassumono pregi e difetti della gioventù, così come il disagio e la speranza. I personaggi rappresentano perfettamente l’insieme classico dei traumi amorosi e sessuali dei teenagers alle prese con i primi innamoramenti o fallimenti sessuali che, per qualcuno, restano un dramma anche in età adulta. Drew stesso riversa su Carole e Morgan la sua stupidità creando due scompensi evitabili. E’ finzione, ma fuori dal libro succede anche nel mondo reale e a farne le spese non sono quasi mai gli uomini.

I momenti più hot vengono trattati con leggerezza e maestria per stuzzicare la fantasia di chi legge, senza scadere però troppo in descrizioni spinte. Forse a volte anche troppo velocemente. Nel mio immaginario mi aspettavo un Cameron esperto che “giocasse” a lungo con Morgan dopo l’interminabile attesa per la loro prima volta. Mi aspettavo un Cameron che facesse impazzire Morgan con preliminari infuocati proprio per la passione che trasmette nelle sue parole. Invece l’abile Cameron, donnaiolo esperto, spesso zoppica nell’azione a favore di parole e battute. E’ ovviamente una mia opinione personale ma davanti ad una Morgan “perfetta” si contrappone un Cameron “zoppo” di qualche caratteristica che lo renda del tutto convincente ad un pubblico maschile. Condivido appieno la scelta del personaggio sensibile, romantico, cavalleresco e passionale, ma è pur sempre un donnaiolo incallito che fisiologicamente deve manifestare dei tratti rudi e libidinosi in alcuni momenti.

L’ultima nota a favore è l’editing. Provenendo da Wattpad l’opera finale è stata ricomposta e limata per la pubblicazione. La storia è però funzionale e non sembra pensata a spezzoni, l’ambientazione e i luoghi sono compatibili e ben congeniati, la narrazione scorre e meraviglia e soprattutto è praticamente priva di errori o refusi. E non è poco ormai riuscire a leggere un libro senza trovarne di fastidiosi che ti costrinaono a rileggere la frase per comprenderla.

Non è probabilmente il mio genere di libro, ma devo ammettere che la passione che ci mette l’autrice a raccontare e volersi raccontare lo impreziosisce a tal punto da renderlo un lavoro eccellente per un’ampia gamma di lettori e lettrici di tutte le età, che vogliano rivivere un po’ di emozioni forti della passata adolescenza per i più “datati”, o che vogliano sognare in grande durante la stessa.

ALEcomics 2017

ALEcomics 2017

Alessandria – Cittadella (AL), 24 Settembre

©2017 Andrea Bonvissuto (All rights reserved)

Dottor Before del Signor After

Lo strano caso del Dottor Before del Signor After

Lo strano caso del Dottor Before del Signor After è quanto di più azzeccato si potesse trovare per descrivere l’ambivalenza del Before e dell’After sia del mio passato fotografico, sia della transazione tra pre e post produzione molto spinta di scatti particolarmente azzeccati su cui mi sto cimentando ultimamente. Descrive inoltre la dualità dello stesso scatto, partendo dalla RAW fino al prodotto finale completamente snaturato dall’originale. Lo scatto è lo stesso ma nel contempo è assolutamente diverso, proprio come il Dottor Jekyll e il Signor Hyde.

Nel 2006, quando comperai la mia prima reflex digitale Canon 300D, non sapevo praticamente neanche cosa fosse la postproduzione. Avevo una compattina digitale in mano ma ovviamente nessuna conoscenza ne interesse in Photoshop, Lightroom o Gimp che fosse. Sono sempre stato un purista anche in seguito, manipolavo la foto il meno possibile in Camera Raw giusto trasformarla in un formato compatibile con il web, ma spesso si limitava il tutto al semplice sviluppo in “camera bianca” degli scatti. Fino al 2011, quando iniziai ad usare la 5D Mark II, spesso non badavo neppure a sistemare troppo ne curve ne livelli.

La vera svolta ad un approccio più artistico arrivò a Novegro nel 2013 quando usammo per la prima volta il green screen per lo stand in fiera. Ne fui entusiasta, feci qualche prova più o meno riuscita ma poi iniziai a lavorare in assicurazione quindi dovetti abbandonare l’idea di approfondire gli studi su fotomontaggi e ritocco fotografico. Nel 2014 seguii lalternative workshop di Emanuele La Grotteria in cui imparai nuove tecniche e trucchi a partire dal Gray Screen fino alla Separazione delle Frequenze. Feci qualche progresso anche grazie a lui, ma il lavoro continuava a tenermi troppo occupato sia per scattare che per lavorare sul materiale scattato, soprattutto perchè non lavorando con telo avrei dovuto pazientemente scontornare tutto lo sfondo. Infine nel 2015, sempre grazie ai suggerimenti di Emanuele, iniziai ad approfondire in maniera più sistematica e mirata le basi del  High End Retouching sfruttando immagini stock gratuite.

In questi due anni ho pian piano imparato tante cose, comandi, tecniche e accortezze per cui sono riuscito a fare passi da gigante rispetto ai miei inizi. Ci sarebbe ancora da imparare tantissimo, sono proprio alle basi, ma inizio a prenderci gusto nel provare a creare qualcosa di completamente diverso e convincente usando le foto che riesco a fare nel poco tempo libero che ho. A distanza di quattro anni, Matteo Cazzaniga mi ha dato nuovamente l’opportunità di scattare in fiera con il green screen per tutta la domenica riuscendo a mettere in archivio nuove foto facilmente scontornabili e modificabili in base alle esigenze.

In questo periodo, tra un set e l’altro per Valentina Hernández e relativi editing, sto provando alcune post produzioni molto spinte con gli scatti più dinamici o espressivi che sono riuscito a collezionare a Maggio. Alcuni mi soddisfano, alcuno no, in alcuni casi parto con un’idea che non riesco poi a realizzare, in altri sono soddisfatto in parte e a volte invece sono orgoglioso del lavoro finale, anche se devo ammettere che anche in questo caso il o la modello/a fa tanto per rendere epico il risultato.

Ultimamente, forse perchè anche così ho imparato qualcosa dagli altri, ho anche la fissa del Befor/After per vedere in modo lineare e veloce quanto e come è cambiata radicalmente la foto originale, così ho deciso di pubblicarne qualcuno di cui vado abbastanza fiero in una sezione apposita di slides.

Nella quasi totalità dei casi lo scatto parte dal green screen in fiera, quindi sono stato facilitato dallo scontorno verde praticamente automatizzato. Nel caso del fomentatissimo Leon Chiro nei panni di Naked Snake di Metal Gear Solid 3 è uno scatto dinamico durante la presentazione della giuria del contest, quindi è stato scontornato appositamente per essere elaborato. Nel frangente di Newt Scamander perfettamente interpretato da Davide Ravera ho osato forzare il fondale ambientale oltre l’aggiunta del titolo evocativo del film. Per la Widowmaker di Giada Bessi e Shaheen di Leon Chiro mi sono concentrato sugli effetti speciali come se fossero una presentazione del videogioco, optando invece per Sara Zenga l’ambientazione psico-dark degna della sua Harley Queen.

Lavora presso Cosplay

Lavora presso Cosplay. Hobby o Professione?

Lavora presso Cosplay. Quante volte ci si è imbattuti in questa dicitura navigando tra i profili dei cosplayer? Quante domande sono state poste in merito a questa semplice, innocua eppure faziosa dichiarazione da parte dei relativi utenti? Io penso che la risposta sia: Tante!

Dopo un lungo tempo passato ai margini di questo mondo per motivi lavorativi, in quest’ultimo mese mi sono scontrato con delle realtà molto interessanti e controverse su cui ho a lungo riflettuto. Le motivazioni di questa meditazione sono varie e scaturiscono da diversi accadimenti che mi hanno coinvolto in modo più o meno diretto. Premetto subito che non vuole essere una critica a nessuno, ne un attacco o tanto meno motivo di diatriba ne flame, bensì uno spunto di riflessione che analizza l’attuale andamento di questo fenomeno. La polemica sta a zero, quindi tirate le vostre conclusioni senza inutili strasichi puerili perchè quello che dirò è solo un dato di fatto che non voglio giudicare ne condannare. Sarebbe fine a se stesso e senza una verità universale, oltre al fatto che al momento il cosplay, che ci piaccia o no, va così.

L’antefatto per eccellenza nasce con l’ormai noto video sexy di Himorta e Lucy Lane. La pubblicazione del medesimo ha portato lunghi strascichi e flame in cascata dove, per l’ennesima volta, veniva messo alla gogna l’atteggiamento sfrontato, poco pudico e al limite del porno di alcune cosplayer. Le due succitate nel caso specifico, ma è un problema ciclico con molte altre. Immancabilmente si è ricaduti nuovamente su Giada Robin che ha dovuto intervenire per discolparsi, così da trovarci per la prima volta ad avere live parallele di accuse, insulti e prese di posizione. Per la cronaca non ne ho seguita nessuna delle due, ma è comunque curioso che ci sia quasi ridotti ad una gara di share di pubblico su Facebook per convertire haters a nuovi proseliti. Se il video l’avesse fatto Jessica Nigri nessuno avrebbe fiatato, ma noi italiani siamo campioni nel lapidare i nostri connazionali, quindi è nato un piccolo scandalo.

La domanda spontanea sorta, e sotto certi aspetti condivisibile, è: cos’è cosplay e cosa no? Alla fine possiamo considerare cosplay un video in intimo in previsione di indossare una tutina di lycra? E’ cosplay la carrellata su deretano e reggiseno, quindi paragonabile al famoso “play” di un’interpretazione? Sinceramente io ho una mia idea, ma è dal 2006 che gravito nuovamente in questo ambiente e , viste le evoluzioni in 11 anni, è ampiamente di parte in rispetto ai vecchi tempi meno confusi, seppure non meno difficili da gestire rispetto alla domanda originale.

Nel 2006 tutto era molto più raffazzonato, era tanto se qualcuno aveva accessori pregevoli in legno e naturalmente il grosso degli abiti erano cura dei cosplayer o delle rispettive mamme piuttosto che nonne. Le serie anime e i manga erano meno diffusi, pertanto la scelta era molto stretta e molto spesso ognuno conosceva tutto del suo personaggio. Di fiere se andava bene ce n’erano due al mese e solo tra febbraio e novembre, con mesi addirittura senza. Eppure già si dibatteva se film e comics erano considerabili cosplay oppure no, così come il fenomeno Gothic Lolita fosse parte di questo mondo oppure fosse parallelo. I grandi flames si facevano sui forum, ma il vero problema spesso era solo una rivalità tra di essi e non tra le persone come accade ora.

Nel 2017, dopo un assenza forzata di poco meno di due anni, mi ritrovo spaesato nel notare cambiamenti sostanziali e radicali per cui penso che la vera domanda sia appunto “Ma il cosplay è solo un hobby o è diventato una professione?“. Dopo quel video ho avuto modo di parlare con diverse persone e confrontarmi sulla questione, ponderando il loro stile di vita, lo status sociale e anche la possibilità di sopravvivere di solo cosplay. E la cosa eclatante è che nel senso lasco del termine è ormai assodato che possa diventare un lavoro a tutti gli effetti. Un impiego retribuito, in regola con lo Stato e partita IVA e che da un’ampia autonomia economica anche dopo le spese per i cosplay da realizzare. Sicuramente potrebbe essere considerato un lavoro a tempo determinato, a meno di avere doti particolari per reggere in questo status per 40 anni di contributi, ma il dato di fondo è che si può fare.  I vecchi proclami sulla terna di persone che sono in grado di lavorare come cosplayer in realtà decade aprendo le porte a persone più o meno conosciute dalla massa come professionisti del cosplay.

Venerdì scorso ho avuto il privilegio di avere a cena Yuriko Tiger con cui mi sono confrontato, visto anche la sua promettente carriera all’estero nel campo dello spettacolo. Tutto sommato, a parte i problemi burocratici legati al Giappone, alcuni cosplayer in Italia sono alla stregua di piccole starlettine così come lo è lei nel Sol Levante. Anzi in Italia hanno al momento più margine di profitto loro, proprio per questa sorta di ambiguità professionale.

Parliamoci chiaro, nessuno di loro ha al momento guadagni stratosferici, ma basti considerare che non è escluso a volte che, dopo aver pagato tasse e contributi, rimanga in tasca lo stipendio di un operaio medio. E il tutto senza il rischio sul lavoro con macchine pericolose, attrezzature malfunzionanti o impalcature instabili. C’è anche da dire che i soldi non piovono dal cielo e ci vuole dedizione ed intelligenza per riuscirci, ma il dato su cui riflettere è che anche se in molti non se ne accorgono annebbiati dai like, dagli shooting o dai flames, il cosplay potrebbe non essere più un semplice hobby per qualcuno. Questo comporta però determinate scelte, comportamenti e di conseguenza un’esposizione mediatica più spinta del proprio corpo. La cosa incredibile è che succede molto più spesso di quanto si creda, eppure le cosplayer additate sono sempre quelle due o tre. Se avete l’accortezza di fare un paio di indagini accurate, potreste scoprire come tra Patreon, Storenvy, donazioni e cache fieristici (non considerando altre possibili amenità) quanti cosplayer riescano a  ricavare importi mensili lordi tra 1000$ e 2000$ di media.

Questa consapevolezza sposta quindi l’ago della bilancia del cosa sia il cosplay su una taratura personale, che invito ognuno di voi a rendere tale. Ammettendo che il cosplay sia una professione tutto ha senso, anche i video softcore se servono a fine mese a portare a casa lo stipendio. Ha senso che alle fiere vengano invitati i professionisti perchè hanno anche un regime economico legale che comporta detrazioni per l’ente. Hanno senso video proclami che danno visibilità, soldi e battage pubblicitario sia che siano seguiti da fan che haters; l’importante sono le visite ed i minuti che li guardate. Ha senso Patreon più o meno hot ed anche i selfie sexy ad ogni ora del giorno e della notte, con tanti saluti alla meritocrazia.

Se vogliamo invece tirare le redini e restringere il campo occorre nuovamente mettere paletti che è più di undici anni che si prova a piantare senza successo. Ognuno di noi ha una sua visione di questa arte, ma nessuno al momento detiene il potere per codificarla opportunamente. Ci abbiamo provato fino al 2010 con A.Na.Co. ma i risultati sono stati evidenti, con tanto di scioglimento dell’associazione per controversie di visioni. Io volevo educare i cosplayer cercando di rendere una volta per tutte univoco il significato, ma era evidente che era impossibile mettere d’accordo 150 soci, immaginatevi l’attuale “popolazione” cosplay dei social. Un tempo era quasi impensabile che i cosplayer venissero in fiera senza che ci fosse un contest, ora la lo si fa per le foto ed i video autocelebrativi. Un tempo i fotografi che si interessavano a documentare la fiera li contavi con una mano, ormai siamo arrivati ai set a pagamento in fiera e spesso non c’è un posto libero per farli senza accavallarsi.

Cosa voglio dire in buona sostanza? Che sto leggendo su facebook un’infinità di assurdità senza un senso logico, cognitivo e conoscitivo di quello che ruota intorno al cosplay attualmente. In questo momento della storia c’è un tale disordine e deficienza (nel senso stretto del termine) che da dietro la tastiera di un PC  fate tutti i grossi facendovi prendere dall’euforia e dall’ansia da prestazione. Nella realtà invece il fenomeno è diventato molto complesso e per qualcuno anche economicamente vantaggioso.

Cosa mi aspetto dopo questo articolo? Nulla tutto sommato, a parte la speranza di avervi dato degli spunti su cui riflettere in maniera costruttiva e non distruttiva. Si è voluto negli anni idolatrare alcuni cosplayer più per l’aspetto fisico ed il carisma che per la meritocrazia ed ora i termini di scelta spesso sono questi. Si è voluto spingere il cosplay verso il sexy estremo, anche ammirando all’estero alcuni esponenti, ed ora in Italia si è sdoganata anche questa possibilità. Si è sfruttato il lato più nerd per qualcuno, e meno pudico per altri, per rendere il cosplay una fonte importante di sostentamento economico. Ora pensate davvero di poter fare un semplice dietro-front e cancellare tutto con un colpo di spugna?

Parliamoci chiaro, chi sta guadagnando decentemente è gente che sta sfruttando in maniera egregia la sua fisicità, sensualità ed intelligenza ovvero quello che fan, media, televisione ed internet vogliono e reclamano a gran voce. I loro social non crescono con i like e i cuoricini casuali, bensì con gente che ciclicamente va sui loro profili direttamente per vedere le novità. Hanno step patreon singoli anche da 400-600$ già sold out. Possiamo e vogliamo davvero biasimarli per voler sfruttare questa fortunata occasione?

Con l’occasione faccio anche notare che all’estero (negli USA principalmente) ci sono le cosplayer professioniste da anni, e tra le più seguite ce ne sono anche di abbastanza generose in forme. Loro le osannano, da noi fanno gli articoli fake e stupidi definendole “balene”. Queste “balene” campano facendo quello che molti sognano di fare: vivere di Cosplay. Queste presunte “balene” hanno alzato la testa creandosi un piccolo impero nonostante le gambotte ed il culo grosso perchè hanno avuto le palle di rendere se stesse dei personaggi pubblici ricercati. Un esempio interessante è Ivy Doomkitty, cosplayer di Los Angeles che ha creato intorno a se un importante seguito di follower e sostenitori usando cosplay sexy, nonostante da noi sarebbe stata presa in giro continuamente. Quindi è davvero così necessario avere il corpo da topmodel per fare cosplay straordinari e sexy alla stesso tempo? O forse sono i nostri connazionali che, ripeto, sbavano su tutte le straniere a priori e inveiscono a prescindere sulle cosplayer italiane? Perchè ci si ostina a concentrarsi sul fisico delle cosplayer anche quando in realtà sono straordinarie nonostante siano “in carne”? Passi che mettendo al confronto una Nigri con Doomkitty voi preferiate Jessica, ma nella sua singolarità è bene imparare a guardare prima il complesso del cosplay rispetto al  fisico, perchè potreste scoprire che in realtà è fantastica così. Se a prescindere invece diamo contro, non vorremo mai vedere il buono in quel lavoro ma solo quanta ciccia può avere addosso, perdendo voi di intelligenza e dignità … non lei.

In una lontana Fumettopoli incontrai e fotografai una certa Elphaba tratta da Wicked perchè era favolosa in tutti i sensi. Avevo cosplayer sexy e mezze svestite, eppure mi attirava di più questa cosplayer sconosciuta. Stessa cosa accadde a Novegro con una certa Madame Red di un’altra cosplayer. I loro cosplay sono sempre stati impeccabili e fotografarle un’esperienza mistica per i risultati. Entrambe forse non avevano proprio il physique du rôle che tutti si aspettavano, ma erano meravigliosamente perfette nel Cos e nel Play! Voi attualmente le conoscete rispettivamente come Simona Marletti e Manuela Russo. Ancora oggi preferirei scattare loro rispetto ad altre starlettine cosplay senza un’anima ne un’abito curato.

La verità è che ormai si è permesso che il cosplay fosse tutto e niente, quindi ognuno lo vive a modo suo in chiave più o meno morbosa, più o meno pudica e più come un hobby ma possibilmente come trampolino di lancio nel mondo dello spettacolo o addirittura del business. Ecco perchè il 90% delle polemiche, flames e diatribe sono fumo negli occhi. C’è l’egoismo dell’autocelebrazione ancor prima del divertimento e condivisione della parte prettamente artistico-ludica.

Ognuno tragga le proprie conclusioni e rifletta su quanti flame inutili stanno nascendo per difendere quello che sembra a molti un succoso arrosto ma in realtà è una confusa cortina di fumo. My 2 Cents!

Machines don't have feelings

The machines don’t have feelings. You said it yourself.

Comics City doveva essere l’occasione per incontrare nuovamente Yuriko dopo cinque anni in cui, il lavoro e altre problematiche, mi avevano tenuto lontano dagli eventi cosplay nazionali ed internazionali impedendoci di incrociarci. Considerando anche che Piombino avrebbe avuto un bacino di utenza ristretto, avevo anche pronosticato di riuscire a fare qualche scatto con lei. Poco importava fosse modeling o cosplay, erano passati troppi anni senza questa possibilità e di certo non volevo bruciarmela. Sapevo anche che avrebbe fatto un esibizione il sabato e me la sarei persa, ma contavo di rimediare con un bel set fotografico insiema anche a Shiori Matsunuma, in fondo quando mi sarebbe ricapitato di avere come modella una mangaka giapponese?

Il fato ha deciso di cambiare le carte in tavola, rovesciando tutti i pronostici e le aspettative. Il caldo e alcune carenze organizzative hanno reso complesso e tedioso lo svolgimento del fan meeting risicando al minimo l’opportunità concreta di fare un breve shooting con entrambe. Negli ultimi anni ho preferito migliorare la qualità rispetto alla quantità, quindi anche delle foto arrabattate tra gli stand o con la gente sullo sfondo non mi interessavano. I tempi stretti e la buona affluenza di fan andavano sfruttati in maniera sicuramente migliore, pertanto ho preferito non domandare oltre e dedicarmi al palco per le mie solite foto del cosplay contest con loro nel ruolo di presentatrici. Ironia della sorte la sorte ha però giocato in mio favore concedendomi l’opportunità di vedere la loro simpatica e inaspettata esibizione. Purtroppo per motivi tecnici e pratici l’ho filmata con il 70-200mm ricavando un paio di grane in alcuni momenti per sfocatura e mosso, ma avendolo arrabattato velocemente sono tutto sommato soddisfatto del risultato finale, visto che è uscito un buon HD dalla 5D Mark II. Stupefacente la performance canora di Shiori, soprattutto in voce maschile!

Ma la vera chiave di volta della giornata arriva da Meryl Sama. Le nostre strade si erano incontrate per la prima volta tre giorni prima in ambiente di modeling al Duomo di Milano e mi ritrovavo a poter scattare con lei un ottimo set in cosplay! Come se non bastasse era con me anche la mia assistente fotografica storica per le pazzie dei tempi andati: Alice Chimera. Sono anche riuscito a sfoggiare in maniera magistrale il 14mm 2.8 per qualche inquadratura spinta in focale, con risultati anche sorprendenti.

Scattare con Gaia è stato nuovamente incredibile. Nonostante il caldo e la stanchezza accumulata in tutta la giornata, verso le 18.30 si è prestata come modella in maniera altamente professionale in disponibilità, impegno e collaborazione regalandomi un bottino di quasi 200 scatti in diverse pose e mini locations. Pur non essendo professionista, lei ha qualcosa di magico dietro all’obbiettivo, puoi fare tu un errore tecnico ma è quasi impossibile che venga male in uno scatto, come se riuscisse inconsciamente dare il meglio di se in ogni singola foto. La giornata pesante ed i tacchi non l’hanno fermata mai nei quaranta minuti di scatti seduta, in piedi, semi sdraiata. E sempre senza lamentele, anzi sempre propositiva in idee e prove. Riconfermo quello che ho detto qualche giorno fa: è una macchina da guerra.

Ora manca solo l’arduo compito di scegliere le foto da editare, perchè sono tutte talmente straordinarie che non sarà per nulla semplice!!!

 

Comics City 2017

Comics City 2017

Piombino (LI), 18 Giugno

©2017 Andrea Bonvissuto (All rights reserved)

Red Passion Night

Red Passion Night. Dining with Meryl Sama.

In tutti gli anni di shooting più o meno professionali, per la prima volta oggi ho provato forte soggezione. Essere nel centro a Milano a scattare Gaia in abito da sera rosso, magistralmente confezionato da Valentina, poteva sembrare un set comune tra tanti, ma l’impatto sociale è stato devastante.

Il mix modella ed abito ha fatto da calamitadi ogni genere di turista, curioso, fotografo e passante. Tempo che scattavo e mostravo a Valentina la foto, c’era già qualcuno intorno a Gaia per una foto o un selfie: italiani, russi, giapponesi, cinesi, cingalesi, … tutta la multiculturalità mondiale era riversata intorno a noi, chiedendo chi fosse la modella, la stilista, per che editore lavoravamo o scattavamo foto a e con lei.

Valentina Hernández ha nuovamente superato se stessa programmando questo outfit da capo a peidi … dalla pettinatura ai gioelli, fino alle scarpe. Giocando in casa, nella Milano capitale della moda, sono riuscite a convincere tutto il “pubblico” di essere grandi professioniste del settore abbigliamento di lusso.

Ho paragonato Gaia alla versione non burlesque di Dita von Teese, perchè tra il suo make-up e l’abito favolosamente glamour l’accostamento era praticamente scontato. Questo look calzava perfettamente sulla modella e devo dare adito ad entrambe di avere fatto, oltre ad un lavoro favoloso, scelte perfette in ogni dettaglio. Penso questo abito sia stato fatto apposta per essere indossato da Gaia. E’ praticamente quasi simbiotico alle curve della modella. Spesso si confezionano abiti su misura eccellenti, ma secondo me Valentina qua ha creato questo originale outfit catturando l’essenza di Gaia, in modo che la sua sinuosità e sensualità si evidenziasse in ogni singola posa e scatto. Nella perfetta dualità Gaia ha reso epico questo abito nel suo contrasto di capelli nero corvino verso un rosso accesso del vestito ed accessori,mantenendo il giusto profilo di femminilità luxury durante tutto il tempo dello shooting.

Per quanto mi riguarda, e per quanto esposto sopra, ringrazio nuovamente Valentina per l’onore di avermi chiesto di gestirle lo shooting … perchè lavorare in questo modo da davvero grandi soddisfazioni, nonostante i problemi e le tempistiche ristrette che fisiologicamente vanno tenute!

Buona parte del merito va anche a Gaia perchè è stata assolutamente ecccezionale in tutto e per tutto. Sapendo le problematiche di fondo, e nonostante le foto extra e/o spostamenti tra le minilocation un pò complessi, non ha mollato un attimo, non si è mai lamentata ne persa d’animo, rendendo proficuo lo shooting al 200% rispetto allo stimato, sia per qualità che quantità. Un “modella” da guerra davvero!!!

Non appena l’art director avrà vagliato gli scatti, potrete visionare i migliori nella relativa gallery del sito e nella sua pagina Facebook!!

I feel so tall

I feel so tall

Giornata intensa di scatti in piazza Gae Aulenti a Milano per un progetto sartoriale di alto profilo. Quando Valentina Hernandez me lo propose, ammetto di aver avuto un misto di orgoglio e timore a dare la disponibilità. Una importante cosplayer messicana e sarta di alta moda, con undici anni di esperienza, ti chiede di essere il fotografo della sua collezione per il rilancio dell’attività lavorativa, come minimo un pò di paura di non essere all’altezza e di farle buttare via tempo ti viene.

Dopo quasi due anni dove la fotocamera fotograva praticamente solo cibo, lo shooting di oggi è diventato il pretesto per tornare al modeling di classe grazie anche a Rehn Stillnight come modella d’eecezione. Con lei non ho mai avuto il piacere di lavorare, ma è bastato poco per riuscire ad avere scatti dinamici e accattivanti per il lancio di questo abito eccezionale.

Partiti con qualche problema causato dal cavalletto dell’ombrellino che occupava suolo privato, ce la siamo poi cavata egregiamente sfruttando trigger e bank da flash manualmente o sfruttando opportunamente le zone di ombra e pareti riflettenti. L’abito ha suscitato grande curiosità da parte dei passanti, sia per l’aggressività del corpetto in pelle che per la leggerezza della gonna svolazzante che avvolgeva le gambe in un curioso vedo non vedo. Assolutamente perfetto tutto l’outfit, studiato a 360° dalle scarpe ai singoli accessori per stupire ed esaltare la bellezza eterea di Rehn, rendendola quasi aggressiva per una serata mondana in centro Milano.

Nonostante temessi il peggio lo shooting è stato molto proficuo, sono molto soddisfatto degli scatti ma soprattutto del fatto che lo sia l’art director che mi ha commissionato l’incarico. Colgo quindi l’occasione per ricordarvi che Valentina realizza abita su misura (come in questo caso) ma anche su taglie standard. Se necessitate di un abito originale ma di alta classe, che si adatti alle vostre esigenze e gusti ma soprattutto che sia perfetto addosso a voi, non esitate a contattarla al +39 333 6252058 o per via privata. Prezzi e preventivi senza impegno.

Ed ora sono in trepida attesa per il secondo abito. Non si è sbilanciata su target e modella, ma è già chiaro dalle sue parole che sarà un grande successo!

Festival del Fumetto 2017

Festival del Fumetto 2017 (SE)

Novegro (MI), 20-21 Maggio

©2017 Andrea Bonvissuto (All rights reserved)