Just a Crush

Just a Crush arriva come un pugno allo stomaco per compensare i torbidi baci di Teach Me. La storia che conoscevate è destinata a prendere una piega ben diversa tra le pagine di questo libro che, correndo in una sorta di parallelo con il primo, sottende ad una razionalizzazione  delle relazioni proibite in maniera più adulta e sofferta rispetto alla leggerezza a cui eravamo abituati. Scordatevi la Michelle Bates frizzante e frivola che vive la sua vita sessuale con superficialità, dimenticatevi l’ossessione di Cameron Wilde per Morgan, immaginate un Alex Turner meno goffo e “ragazzino” di come l’avete visto al ballo con Morgan, infine date a Rachel una possibilità di riscatto dopo il comportamento riprovevole. Ecco servita l’antitesi di tutto ciò che avete letto in Teach me.

E’ come vedere due serie TV con gli stessi attori, ma protagonisti principali diversi, legati da un sottile filo rosso nonostante la regia sia affidata a due persone differenti. La prima narra con gli occhi di Morgan un rapporto quasi comico e morboso con Cameron, la seconda la vita parallela di Michelle nel suo palazzo mentale dove Cameron è molto più fragile e le relazioni sono dolorose, difficili e molto complicate. Il tutto in un lasso di tempo comune che rende le due serie complementari, quasi una fosse lo Yin che completa l’altra Yang.

“Just a Crush” tira fuori dagli armadi gli scheletri del passato, alimenta i fantasmi dell’animo e mette il lettore con le spalle al muro in maniera costante, costringendolo a prendere una posizione tra mille alternative. L’eterna lotta tra ragione e sentimento è ben scandita tra varie opinioni più o meno condivisibili, sta al lettore poi “tifare” per Dan o Alex in base al proprio ideale e stile di vita. E’ cosi che Michelle rovina la sua, nel continuo contrasto tra la coerenza di un futuro sicuro e il rischio di abbandonarsi senza una metà certa alle pulsioni sessuali più profonde.

E’ la visione matura e senza compromessi di ciò che gravita a Rosemall. Abituati ad un eccentrico  ed ammiccante professore che “stuzzica” una sua studentessa in maniera divertente ed irriverente, la Michelle logorata nel profondo dalle scelte e dal fato sposta l’asticella ad un livello superiore nella complessità delle emozioni. Ciò che era divertente nel primo libro, in termini di battute frivole e provocazioni spicce per attirare l’attenzione di Morgan, diventa qui un gioco della seduzione fine. Le parole “traboccano” in maniera viscerale ma controllata. Non ci sono forzature nello scherno, ma la stoccata arriva sempre a sottendere qualcosa che alimenta una sorta di desiderio di replica più forte che inevitabilmente, in maniera garbata, porterà al gioco di “chi ce l’ha più lungo” amplificando ulteriormente il loro desiderio sessuale a fronte di un’incontrollata crescita di intimità.

Michelle in questo libro si mette a nudo, dai tormenti del passato fino alla prova di forza con se stessa per fare la cosa giusta, nonostante abbia ormai fisiologicamente l’etichetta di “zoccola”. Deve fare i conti con la sua infanzia ed adolescenza, dare una svolta al presente e fare le scelte migliori per il futuro. Ma Michelle noi l’abbiamo naturalmente vista come la “gran gnocca” sempre felice che ogni tanto fungeva da scopamica di Cameron; ritrovarla nella disperazione più totale e con un piede nel baratro ti colpisce come uno schiaffo in faccia.

Dopo la spensieratezza e quella sorta di “piccante” di cui era intriso “Teach me”, leggere questo libro è stato come astrarsi dal passato. Il cambio di registro potrebbe quasi far pensare ad un’autrice diversa per i due volumi. C’è una continuità e parallelismo nella storia, eppure è come se fossero due modi differenti di approcciarsi alla vita. Una sorta di J. K. Rowling che da un libro all’altro cambia marcia, dimentica la storia per bambini e trasforma Harry Potter in un mito letterario per adulti. Qui l’atto sessuale è minimizzato a favore di tempeste ormonali, i sogni erotici di Cameron vengono sostituiti da desideri languidi ad occhi aperti e il sesso morboso prende una forma più controllata e consapevole. Insomma il sesso evolve in una sorta di “fare l’amore”, dove oltre all’attrazione fisica c’è qualcosa di molto più intimo e mentale.

Se avete adorato Teach Me, questo libro va assolutamente letto. Se non l’avete letto correte a farlo: trovo che per godere appieno di Just a Crush occorra necessariamente avere il giusto background. Ricordatevi solo che dopo la leggerezza del primo, questo vi colpirà direttamente allo stomaco. La cosa non è necessariamente un male, anzi denota una buona padronanza di dialettica e profondità di emozioni da parte dell’autrice, ma occorre tenersi pronti perché, se vi aspettate che Michelle vi guiderà in un percorso mentale privo di angoscia in stile Cameron Wilde, siete sulla cattiva strada; entrerete nei suoi tormenti più reconditi. Il professore goliardico e disinibito questa volta avrà vita dura e non sarà il solo ad essere soggiogato dalla sindrome della “vita di merda”.

La nota dolente infatti è che, senza un Teach Me di introduzione, la tormentata storia d’amore di Michelle rimane un racconto triste, profondo ma che stenta ad avere un’identità propria. Tutti sono molto accondiscendenti con lei in fondo, anche Dan casca e ci ricasca. Questo porta ad una mancanza di suspance, un cliffhanger o qualcosa che ti tenga sulle spine rispetto allo svolgimento narrativo. L’assenza di una Mrs. Cooper che si frappone tra Cameron e Morgan, di una Seline che alimenta i pensieri sconci di Morgan, o di una Carole che spezza i legami, è un fattore che impoverisce di emozioni forti la narrazione. Balza subito all’occhio non appena arriva il primo crossover tra i due libri, si percepisce immediatamente il ricordo della festa, del ballo o dell’incontro in pasticceria che surclassano tutta la storia di Michelle, in favore della tensione crescente che si sviluppava negli sguardi di Morgan e Cameron. L’unico vero colpo di scena viene bruciato all’inizio del libro, poi tutto diventa un pochino prevedibile. Eppure l’intreccio funziona, risveglia i ricordi e li completa, da nuova forma e profondità ai personaggi vecchi mentre affrontano una porzione di vita finora celata al lettore. Quando però arrivi all’ultima pagina, ti accorgi che ti è rimasto ancora addosso lo spettro di Cameron di Teach Me che, pur non essendo la voce narrante, ha dato vigore ad entrambi i libri. Il professor Wilde, tra gioie, dolori e perversioni ha tenuto in piedi anche questo volume grazie ad una manciata di azioni salienti, attingendo al retaggio sconsiderato e cinico già conosciuto dal lettore. L’impressione è che, per quanto sia un libro scorrevole e profondo, manchi di impatto e picchi di adrenalina se confrontato con il predecessore. Probabilmente è una mia preferenza, ma troppa introspezione e poca azione non fanno decollare la storia tenendola ad un regime troppo lineare per coinvolgere totalmente il lettore.

Nota stonata invece, confrontando la cura avuta con Teach Me, è la presenza di numerosi errori ortografici e di punteggiatura che mi hanno fatto storcere un pochino il naso. L’idea carina di inserire i messaggi tra Michelle e Alex con una formattazione specifica si è vanificata con alcuni allineamenti sbagliati che hanno compromesso la lettura scorrevole, così come non riuscire a percepire al primo colpo il mittente.

E’ comunque un volume molto più impegnativo di quanto ci si aspetti dopo aver letto Teach Me, sintomo probabilmente di una crescita letteraria importante di Margherita Fray, eppure da un senso a molte scelte e personaggi che erano rimasti sospesi nel limbo del primo libro in maniera così creativa che risulta un tassello importante per arricchire il micromondo costruito intorno a loro. Anche Alex e Rachel, che sono stati bistrattati ed additati, ora hanno un background e delle connessioni solide alla trama, così come nuovi personaggi a loro legati danno nuovi spunti di riflessione sulla difficoltà delle relazioni famigliari, amorose e di amicizia.