Cats

I Cats a Monza sono Steampunk

Quando ad Aprile ricevetti da Alice la proposta di andare a vedere Cats al Teatro Manzoni di Monza, rimasi un pò interdetto. A parte Notre Dame de Paris nel 2002 nessun musical mi ha mai attirato ne convinto, tanto meno questo di cui ignoravo il contenuto nonostante il nome altisonante nel panorama di Broadway.

Ero però in debito di qualche evento dopo un anno e mezzo lontano da casa per lavoro, quindi acquistai due biglietti VIP per farle una sorpresa. Il costo era accettabile considerando che la previsione era di soli sei spettacoli tra Marzo e Maggio, che era la proposta di un’associazione culturale e che alla fine i posti che potevo prenotare erano centrali nella settima fila sotto il palco.

Mi ero documentato velocemente sullo spettacolo in stile Steampunk ispirato all’originale di Andrew Lloyd Webber, cercando anche di capire qualcosa dal libro di T.E. Eliot da cui era stato tratto (Old Possum’s Book of Pratical Cats), ma purtroppo il tempo era poco e avevo da risistemare un pò di cose dopo mesi lontano da casa. Purtroppo essere cuoco ha i suoi pregi e difetti.

Non ero però preparato adeguatamente a quest’opera, e non solo nel contenuto ma anche per lo scetticismo sul valore intrinseco della compagnia teatrale; non sarebbe stata la prima volta che entrava in scena una rivisitazione astrusa e vaneggiante di un musical di sucesso giusto per pompare il proprio ego con una versione alternativa di un capolavoro.

Quello che ha offerto l’Operà Populaire è qualcosa di superiore alle aspettative. Un team di quasi ottanta persone sono il cuore pulsante della compagnia tra performers e staff e un’orchestra dal vivo. A posteriori mi è chiaro perchè la The Really Useful Group Ltd fu entusiasta della proposta del direttore artistico Stefano Mapelli.

I 120 minuti dello spetttacolo volano letteralmente tra danze acrobatiche, sketch umoristici e canzoni, finalmente trasposte in italiano, intepretate in maniera magistrale. E’ susseguirsi di emozioni, azioni, reazioni, colori, luci e sorprese che non ti permettono di staccare gli occhi dal palco. Come consuetudine avevo con me la fotocamera e, siccome era permesso scattare purchè senza flash, qualche sfizio me lo sono tolto soprattutto con i personaggi preferiti (visionabili nella gallery relativa all’evento), ma spesso mi dimenticavo addirittura di averla in grembo quindi le foto fatte sono davvero risicate. Esci dal teatro e vorresti una replica la settimana dopo o per lo meno un DVD per rivederlo a casa, altro non fosse per le canzoni localizzate che ti rimangono impresse a spezzoni.

Abiti, scenografia e musiche al limite del sublime, artisti bravissimi soprattutto perchè cantavano dal vivo, orchestra meravigliosamente coinvolgente e ballerini assolutamente eccezionali, eppure qualche parola la voglio spendere per qualcuno in particolare perchè l’ho davvero amato per diverse ragioni.

Andrea Riva ha reso il viziato e dispettoso Rum Tum Tugger un personaggio assolutamente sfizioso. Mimica e movenze da playboy della tribù simpaticissime e coinvolgenti. Anche senza sonoro si sarebbe capito che era il più desiderato dalle gatte, così come la sua soddisfazione di quelle attenzioni.

La voce di Elisa Marangon durante la performance Memories nei panni di Grizabella è qualcosa di emozionante. Pelle d’oca e limite della lacrimuccia per un’interpretazione pulita, vibrante ma soprattutto toccante.

In adorazione per le due attrici e ballerine Valentina Sala (Victoria) e Agnese Remolo (Mister Mistoffelees) che in diversi momenti hanno catturato la mia attenzione con passaggi di danza puliti e aggraziati, piuttosto che acrobatici e impegnativi. Sul flyer dello spettacolo si legge giovani talentuosi, non è una trovata pubblicitaria è una verità cristallina.

Sarà per il Jolly Roger gattesco, ma sono rimasto incantato dalla storia d’amore di Growltiger (Sergio Perego) e Lady Griddlebone (Paola Insolia) perchè entrambi hanno dato vita ad una parentesi oriental-comico-romantica davvero divertente e coinvolgente ricalcando perfettamente i tratti di un pirata lui e della camminata composta di una donna con yukata e geta lei. In realtà la storia è una narrazione di vecchia interpretazione dell’anziano attore Gus, intepretato magistralmente sempre da Sergio con tanto di tremolio alla mano e instabiltà a stare in piedi assolutamente credibile quasi fosse davvero vecchio eppure commovente anche nell’impostazione della voce.

Dovendo però stimare l’artista che più mi ha affascinato nelle due ore di spettacolo, ho in mente solo la gatta Cassandra di Lorena Vasi. E’ curioso come questa performer senza un ruolo di primissimo piano abbia catturato la mia attenzione solo con le espressioni facciali o le movenze. Era come se lei fosse davvero il suo personaggio, lo sentisse fin nel profondo della sua essenza, era nel contempo parte dello spettacolo e lo spettacolo stesso. Sembrava che avesse la musica nel sangue, provasse le emozioni di ogni singola parola che stava cantando come se fosse parte della sua vita vera, si muovesse come se fosse davvero un gatto ad una festa tra simili o ad un raduno tra amici felini. Non riesco a spiegarmi ma è stata magnetica la sua recitazione, guardavo l’insieme dello spettacolo eppure era come se ci fosse un gatto vero che richiedeva attenzioni per raccontarti qualcosa.

La loro stagione è finita proprio stasera, non ci saranno repliche, non ci sarà modo di rivedere questo spettacolo a meno di ripensamenti e nuove date. La speranza è solo che il prossimo anno ci regalino qualche nuova chicca, perchè se questo è il livello attuale non posso che prevedere un futuro luminoso per questa talentuosa compagnia artistica.