Junior Masterchef ti cambia le prospettive

Non ho mai speso troppo tempo per seguire i reality in generale, nel complesso forse ho visto completa la prima edizione di Amici e del Grande Fratello, per il resto sprazzi di video che passavano ogni tanto in TV. La passione per la cucina mi ha spinto a guardare le edizioni Masterchef americane ed italiane per assorbire qualche nozione in più e ampliare il mio panorama a preparazioni e ricette che neppure sapevo esistessero. Soprattutto le edizioni USA mi hanno aperto un mondo inesplorato ad ingredienti e spezie sconosciute e che ho imparato ad apprezzare e inserire in alcuni piatti particolari, con grande gioia delle mie papille gustative.

Le ho seguite perchè i concorrenti erano spacciati come cuochi dilettanti, anche se in realtà vedere cucinare alcuni di loro mi incantava molto più che vedere ai fornelli Cracco che faceva la sua preparazione in tono un pò distratto a dimostrazione che era la milionesima volta che sfilettava il branzino o faceva un uovo in camicia perfetto. Con degli ingredienti a caso riuscivano quasi sempre a presentare un piatto geniale come se ogni materia prima, anche di un certo costo, la lavorassero quotidianamente.

Non mi ha mai appassionato Hell’s Kitchen perchè spesso sembravano dei buffoni incapaci e, per quanto lo adoro, le scenate da baracconi di chef Ramsay mi davano veramente noia. Vedere dei professionisti finire a cazzotti, piatti spaccati, pietanze buttate era un insulto all’intelligenza e decenza umana.

Grazie alla rete ho scoperto invece l’edizione Masterchef Australia che, se forse non conta chef di spessore, è sicuramente la migliore sotto molti punti di vista. Senza contare che nessuno aveva necessità di scaldarsi, offendere o spaccare piatti, proponeva ciclicamente delle Masterclass del programma dove non solo i concorrenti, ma anche il pubblico da casa, poteva vedere davvero all’opera i giudici in ricette passo passo spiegate per bene con tanto di trucchetti. E soprattutto mille punti a loro per avermi fatto conoscere il simpaticissimo chef/giudice Matt Preston e il genio indiscusso della cucina britannica Heston Blumenthal.

Quando proposero le edizioni Junior nei vari paesi pensai che fosse la solita trovata pubblicitaria per sfruttare qualche bambino, dagli il contentino di fargli preparare un brodino, un uovo, un tortino e avere un sacco di spettatori a guardarlo perchè, in fondo, i piccoli tirano un sacco nei format. Immaginavo anche sti bambini che litigavano, ridevano, scherzavano, facevano i dispetti, ascoltavano gli adulti un pò a caso ma soprattutto mi aspettavo la tipica rivalità inculcata dai genitori per cui ognuno di loro deve essere assolutamente il top altrimenti è cacca. Insomma quell’agonismo estremo visto in molti sport e concorsi per cui i bambini, se non vincono, entrano in fase depressiva, piangono a dirotto e già a 10 anni vanno dallo psicologo.

Nel weekend, prendendo in mano il fido IPad con installato SkyGo, ho deciso di passare un’oretta a quardare la prima puntata della prima stagione di Junior Masterchef italiana. E’ finita con una mini-maratona, sfruttando il tempo ritagliato tra un impegno e l’altro, in cui sono filati via tutti e dieci gli episodi, con grande stupore e soddisfazione per la vittoria della piccola Emanuela Tabasso.

Tutti i giovani concorrenti han dato uno schiaffo morale a molti adulti, sia per il percorso culinario che per la straordinaria maturità con cui hanno affrontato le sfide, le eliminazioni e soprattutto le iterazioni sociali con i colleghi e con i guidici. In molte occasioni c’erano più “bambini” nelle quattro stagioni classiche che in quella Junior!

A prescindere dal fatto che a memoria il concorrente più grande aveva 13 anni, la vera rivelazione del programma è riuscita a preparare prelibatezze a soli 9 anni. Rimane epica la sua uscita “le bambole le lascio a loro, io devo cucinare” perchè è chiara la sua determinazione nel vincere il programma. Ma una determinazione VERA, che parte dalle preselezioni e che non viene mai a mancare nel lungo percorso che la porterà all’incoronazione. Vediamo giornalmente adulti che dicono di essere determinati  a fare una cosa ma in fondo poi si barricano dietro a mille scuse, piangono, si disperano, mollano. Questi bambini no, ci credevano e hanno portato avanti con caparbietà il loro sogno puntata per puntata, anche quando sapevano che il loro piatto era tra i peggiori e pur sapendo che ogni puntata due di loro avrebbero dovuto lasciare la cucina. Non hanno mai dato la colpa ai giudici, agli ingredienti, ai colleghi, alla malasorte; si sono presi le loro responsabilità dicendo “ho fatto schifo” senza se e senza ma.

Troppo spesso pensiamo erroneamente che sono bambini e che non c’è stato un gap generazionale. Ed invece i bambini ormai a 9 anni potrebbero davvero farcela in barba su lavori che spesso gli adulti non riescono a svolgere in modo egregio e nonostante siano dei professionisti della ristorazione. Preparazioni, sfilettamenti, tagli e gestione di materie prime delicate, fatte in maniera ineccepibile come se ci fossero dietro 20 anni di background culinario. Adulti in panico davanti alle preparazioni dolci durante le quattro stagione e loro con estrema naturalezza tirano fuori tortini, souflle e stendono pasta di zucchero come se fosse la cosa più naturale del mondo. Per non parlare di quanto erano molto più pulite tutte le postazioni di cucina; spesso gli adulti avevano un porcile e ingredienti sparsi per terra!

Si sono comportati sempre in modo leale, Emanuela stessa ha redarguito Federico in finale che la pasta nell’abbattitore rischiava di gelarsi, cosa che nelle versioni classiche erano spesso il contrario; addirittura qualcuno si è preso le preparazioni di un collega spacciandole per sue nella quarta stagione. Le rivalità sono sempre state in secondo piano, magari uno tifava per l’amico in modo spudorato e c’erano piccoli momenti di tensione, ma in gradinata era sempre una festa per chiunque salisse. Quello che traspariva era puro divertimento per loro sempre e comunque, si temevano ma non c’era nessun odio ne astio. Qualcuno addirittura si immaginava da grande a lavorare con uno degli amici conosciuti in trasmissione in un grande ristorante.

Penso comunque che ci siano dei meriti anche per la gestione umana del programma da parte dei giudici e dell’educazione ricevuta dai rispettivi genitori. L’approccio gentile ma fermo non ha alzato i toni spingendo la competizione oltre il dovuto, dando dei benefici evidenti alla godibilità del programma per concorrenti e spettatori, formando nel contempo i ragazzi ad una cucina di altissimo livello in maniera graduale e costruttiva sia singolarmente che come componente di brigata. Nel bene o nel male loro si sono adattati a tutto pur di raggiungere il risultato: senza litigare, andare in panico, piangere o cercare a tutti i costi la supremazia nel gruppo. Per dieci episodi abbiamo visto solo un gruppo di amici che determinano tra loro chi ha un pelo in più di stoffa dell’altro in modo civile, educativo e rilassato. Ogni competizione dovrebbe essere vissuta così: dare il massimo durante e scordarsi di tutto appena conclusa per godere di oneri ed onori insieme. E gli adulti a NON incentivare questo lato positivo sono bravissimi. Infine appunto sottolineo che mi ha fatto molto piacere vedere come anche i genitori si siano comportati civilmente ed educatamente sempre, a partire dalle ultime selezioni delle prime due puntate fino alla finale. Ogni bambino non aveva la pressione che spesso i genitori mettono, ne l’agonismo forsennato ne l’arroganza che spesso vediamo. Che la cucina riesca dove lo sport non ce la fa?

E’ appena iniziata la seconda stagione, meditando su come sono cambiate le mie prospettiva non vedo l’ora di vederla nel vivo. Speriamo solo che, come spesso accade, più si va avanti con le edizioni e più peggiora la qualità e la voglia di spettacolarizzazione che porta agli estremi. La cosa certo è che da oggi non vedrò più i bambini  con gli stessi occhi, perchè in ognuno di loro c’è un potenziale a 360° che noi riteniamo appannaggio degli adulti ma che ormai, molto spesso, è esteso a tutte le età.